La Svizzera è un paese neutrale e la NATO rispetta pienamente questa scelta, ma si potrebbe comunque fare di più insieme. È il messaggio centrale che Jens Stoltenberg ha espresso nell’intervista comune ai corrispondenti della SSR prima di partire alla volta della Svizzera, dove è già stato varie volte, ma non ancora in visita ufficiale.
L’ex premier socialdemocratico norvegese, alla guida dell’alleanza militare piu potente del mondo dal 2015, ha citato tra i punti di possibile cooperazione la difesa dal cyberterrorismo, tema di grande interesse anche per il Consiglio federale, visto gli effetti devastanti che un attacco ad infrastrutture critiche come le reti informatiche bancarie potrebbe avere per la Svzzera.
"Come paesi NATO stiamo facendo più esercizi ed abbiamo creato un centro di eccellenza a Tallin, in Estonia, a cui la Svizzera già coopera", ha spiegato. "Si potrebbe fare ancora di piu: condividere informazioni, imparare gli uni dagli altri, esercitarsi insieme".
Per Stoltenberg la cooperazione tra NATO e Svizzera, che si espleta nel quadro del Partenariato per la Pace, giova ad entrambi, perché proietta stabilità nella regione. Il caso del Kosovo, dove l’esercito svizzero è presente da molti anni nel quadro della missione KFOR, lo sta a dimostrare.
Alle prese con le pressanti richieste dell’amministrazione Trump affinchè gli europei portino rapidamente le loro spese militari al 2% del PIL Stoltenberg non ha voluto esprimersi sulle spese per la difesa della Svizzera. Sulla crisi migratoria, e sulla necessità di aiutare la Libia a controllare le proprie coste, il segretario generale ha ribadito che la NATO è pronta ad aiutare Tripoli, che ne ha fatto richiesta, anche se questo potrebbe non piacere alla Russia.
Tomas Miglierina
Dal TG20:





