Smood, il servizio di consegna di pasti e spesa a domicilio presente in 25 città svizzere (tra cui Lugano, Locarno, Bellinzona e Mendrisio) potrebbe chiudere i battenti. Martedì il Consiglio d’amministrazione dell’azienda con sede nel canton Ginevra ha annunciato l’apertura di una consultazione con i dipendenti in vista della negoziazione di un piano sociale, in relazione a una possibile cessazione dell’attività.
Su tali basi, Smood SA con sede a Plan-les-Ouates e che ha in Migros Genève il solo azionista di maggioranza, intende sostenere i suoi partner nella definizione di una soluzione alternativa se non ci fosse altra scelta se non la chiusura.
Proprio Migros Genève ha reso noto di non poter che constatare l’ormai “assodata impossibilità, alle attuali condizioni, di proseguire lo svolgimento delle attività” su una base redditizia. Tenuto conto della situazione, Migros Genève si sforza di cercare soluzioni per il futuro.
Attiva in un mercato molto concorrenziale e molto rigido, la società, dopo aver avviato un’analisi operativa a inizio 2024, aveva posto in essere una serie di ristrutturazioni, ma nonostante “il lavoro della dirigenza abbia avuto grande impatto sui risultati operativi, sulla qualità del servizio e sulla soddisfazione dei clienti, i risultati finanziari di questi ultimi mesi sono tuttavia rimasti inferiori agli obiettivi fissati, senza prospettiva di ripristino della redditività”.
L’azienda sottolinea di “operare in un mercato particolarmente competitivo e caratterizzato da una concentrazione degli attori a livello internazionale”. Per il momento ha confermato che prosegue le sue attività “normalmente, mentre la data di cessazione “è da confermare se non sarà trovata una soluzione”, ha precisato Smood SA.
Syndicom: “C’è concorrenza sleale”
Da parte sua, Syndicom invita Migros ad assumersi pienamente la propria responsabilità sociale proponendo alternative interne o esterne al licenziamento. In caso di soppressione di posti di lavoro, il sindacato esige “il miglior piano sociale possibile con indennità di licenziamento sostanziali, misure di professionalizzazione e un fondo per i casi di rigore”.
Per il sindacato “è un intero settore che sta affondando. Dopo Quickpac, Quickmail, DMC, Notime e Familie Wiesner Gastronomie, Smood diventa l’ultimo simbolo di un mercato in fase di brutale consolidamento, dove i lavoratori e le lavoratrici pagano il prezzo più alto”.
Mentre i dipendenti di Smood sono lavoratori dipendenti, Syndicom denuncia i modelli “basati sulla falsa indipendenza dei lavoratori e sull’elusione delle assicurazioni sociali”. Virginie Zürcher, corresponsabile del sindacato per la Svizzera romanda, sottolinea che solo i cantoni di Ginevra e Vaud applicano la sentenza del Tribunale federale che considera le società di consegna pasti come imprese di fornitura di servizi, tenute a pagare gli oneri sociali, “da cui deriva una concorrenza sleale”.






