Dal 15 aprile di quest’anno, ossia dalla modifica della legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti, il Consiglio di Stato, in casi eccezionali, ha la facoltà di trasferire ad agenzie private alcuni compiti parziali di sicurezza per la sorveglianza di stranieri sottoposti a fermo o a carcerazione amministrativa, inclusi i richiedenti l’asilo recalcitranti. Il compito degli agenti di custodia delle strutture carcerarie non è toccato da questa misura. Con questa proposta viene dato seguito a una raccomandazione della Commissione nazionale per la prevenzione della tortura, secondo la quale le carcerazioni amministrative di stranieri non possono essere effettuate presso le strutture carcerarie ("La Farera"), fosse anche solo per pochi giorni.
I favorevoli, ossia le argomentazioni di Governo e Parlamento
Nei primi mesi del 2013, sul totale di 864 carcerazioni, 244 erano di tipo amministrativo e 193 erano ricerche di polizia per conto di altri cantoni. Questi fermi hanno portato il Governo ad aumentare il numero di posti alla Farera. Dire di sì il prossimo 22 settembre permetterà per esempio di far fronte a picchi di eccezionali di presenze nelle strutture carcerarie, evitare di mettere in difficoltà polizia e magistratura penale quando vi fosse il tutto esaurito e vi fossero incarcerazioni di carattere penale da effettuare e evitare un aggravio di lavoro per il corpo degli agenti di custodia. Gli agenti privati incaricati della sorveglianza devono disporre della cittadinanza svizzera e sottostanno alla vigilanza della Direzione delle strutture carcerarie e potranno essere ingaggiati soltanto previo rapporto informativo della Polizia cantonale.
I contrari
Raccolte 9'000 firme fra i cittadini, i promotori del referendum invitano a votare no per impedire la privatizzazione parziale della sorveglianza carceria. Affidare a privati una tale mansione viene visto come un pericoloso precedente, che potrebbe essere un domani esteso ad altri ambiti della sorveglianza carceraria o della polizia. Inoltre preoccupazione viene espressa per il rischio di collusione e fughe di notizie dalle strutture carcerarie, accresciuto dalla presenza di personale esterno, soprattutto se precario e malpagato. Tra le altre ragioni per dire no, viene menzionato il pericolo che agenzie private possano assumere cittadini stranieri ed applicare condizioni di lavoro precarie e insufficienti.
RedMM
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