I sindacati hanno interrotto le trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, che concerne 1'600 dipendenti della Swiss, impiegati al suolo. Il personale si oppone infatti alle misure di risparmio volute dalla direzione, che vuole disdire l’accordo attuale per il 30 giugno 2014 e “non si è mostrata propensa a fare concessioni”.
Due sono i punti controversi: l’aumento del tempo di lavoro da 41 a 43 ore settimanali, senza alcuna compensazione, e lo spostamento da 63 a 64 anni dell’età di pensionamento. Ad esacerbare gli animi è però soprattutto la coincidenza con la delocalizzazione di impieghi, recentemente a Cracovia.
“La Swiss deve restare in Svizzera e i prodotti con la croce elvetica devono essere forniti da collaboratori assunti a condizioni eque”, ha affermato Philippe Hadorn del SEV GATA, che parla di “un affronto”. Il salario minimo è attualmente fissato a 3'369 franchi e le esigenze aziendali, giustificate dalla pressione della concorrenza, equivarrebbero a una riduzione delle prestazioni del 5%.
ATS/pon
Il bilancio della compagnia, controllata dalla tedesca Lufthansa, era positivo dopo nove mesi del 2013: utile in aumento del 13% a 209 milioni di franchi e cifra d’affari cresciuta del 2,4% a 3,91 miliardi.






