Tre incidenti mortali da inizio anno. La domanda è d’obbligo per Nicola Bagnovini , responsabile della sicurezza per la sezione Ticino della Società svizzera impresari costruttori: sui cantieri ticinesi esiste un problema di sicurezza?
È sempre esistito nel senso che da anni investiamo parecchie risorse in sensibilizzazione e formazione. A livello nazionale è stata firmata una Charta della sicurezza da organizzazioni padronali (anche dell’artigianato), sindacati e progettisti. È vero però che i dati parlano chiaro, ci sono stati diversi casi gravi da inizio anno e ogni infortunio è uno di troppo. Piuttosto che darci la colpa l'un l'altro, dobbiamo lavorare insieme per identificare gli anelli deboli e porvi rimedio. Le norme esistono, ma non è ancora sufficientemente radicata una cultura della sicurezza, la convinzione nella loro applicazione. Questo a tutti i livelli, ma soprattutto fra chi sul cantiere ci lavora.
Quali sono i vostri interventi?
Per esempio, giriamo fra i cantieri e filmiamo il lavoro. Poi mostriamo le nostre riprese, analizzandole con gli interessati ed evidenziando le mancanze. Ogni impresa, inoltre, è tenuta ad avere un preposto alla sicurezza. Ce ne sono 483 formati, che devono seguire corsi di aggiornamento. Non sono però tutto il giorno sul cantiere, dove la situazione, a differenza di quanto accade in un'industria, è in continuo mutamento. Un ispettore può trovare tutto in ordine, ma se dieci minuti dopo che se ne è andato arriva un autocarro e non scarica il materiale a regola d’arte, il pericolo è dietro l’angolo.
Con interinali, pressioni sui costi e sui tempi, subappalti, l’edilizia ticinese è cambiata molto negli ultimi anni. Questo ha pesato sulla sicurezza?
Secondo me no. Una volta c’era meno stress ma la frequenza degli incidenti era doppia, anche se è vero che la media pluriennale dei casi mortali si è assestata attorno a due e non diminuisce. La fretta certo non aiuta, ma non è quasi mai la causa: all’origine degli incidenti ci sono soprattutto cattive abitudini, difficili da sradicare, e assuefazione al pericolo.
Dati alla mano, non si può nemmeno dire che gli interinali si feriscano più degli altri. Anche loro devono disporre di un passaporto della sicurezza, che attesta che sono stati formati. E i morti di quest’anno non erano operai inesperti. Inoltre, l’impresa è responsabile di tutti allo stesso modo. Oltre all’etica e alla legislazione, infine, anche l’interesse economico incita le aziende ad adottare tutte le misure necessarie, perché i premi della SUVA aumentano con la frequenza degli infortuni.
(sp)






