È stato condannato a 2 anni e mezzo di carcere più l’espulsione dalla Svizzera un 33enne afghano che ha picchiato due persone in due diverse occasioni a Lugano. La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio dalla Corte delle assise criminali.
È una vicenda "molto triste", ha detto il presidente della Corte, il giudice Siro Quadri. È triste la vita dell’imputato, con un passato migratorio complesso e un presente fatto di povertà e abusi. Ma è triste anche per la violenza scatenata, una violenza brutale e gratuita che non può essere banalizzata.
L’episodio più grave è avvenuto lo scorso aprile al Quartiere Maghetti di Lugano. Il 33enne è uscito da una discoteca ubriaco. Erano le 6 del mattino circa, c’erano alcune persone che stavano litigando, all’inizio ha tentato di fare da paciere, poi è scattata la violenza. L’uomo ha picchiato un quasi coetaneo con pugni tanto violenti da spedirlo in ospedale.
Secondo episodio in luglio. Questa volta siamo al Parco Ciani. Il 33enne si è accanito contro un uomo che “stava giocando” con un coltello. Anche in questo caso la Corte ha accertato che l’aggressione è avvenuta senza un valido motivo.
Sullo sfondo, in entrambi le occasioni, c’è un importante consumo di alcool e droga da entrambe le parti, ma una perizia psichiatrica ha accertato che l’imputato soffre di disturbi seri. Si arrabbia per poco e scatena una violenza pericolosa, tanto da aver indotto la Corte a condannarlo a 2 anni e mezzo di carcere (con l’obbligo di seguire un trattamento ambulatoriale) e all’espulsione dalla Svizzera per i reati di lesioni gravi, semplici, rissa e infrazione legge federale stupefacenti.
Visto lo scarso grado di integrazione e la mancata consapevolezza dei suoi problemi, il rischio che commetta altri reati violenti è troppo elevato. Il 33enne afghano era in Svizzera da 8 anni e sarà espulso per un periodo di 7 anni.







