Si è aperto nella mattinata di oggi, martedì, il processo nei confronti dell’uomo che la stampa aveva soprannominato come il “re dei ponteggi”. Il suo caso era finito anche al centro della vicenda dei permessi falsi che, si ricorderà, aveva avuto ripercussioni anche a livello politico. Lunghissima la serie di accuse nei suoi confronti. E c’è perfino una pistola puntata alla tempia di un’altra persona, a mo’ di minaccia, nel canton Argovia.
L’elenco delle imputazioni si divide in due atti d’accusa. Il primo concerne i fatti che vennero a galla per lo scandalo dei permessi falsi: si tratta quindi di reati commessi soprattutto in Ticino, per i quali l’imputato, un 50enne kosovaro, aveva già scontato quasi un anno di carcere preventivo fra il 2017 e il 2018. Il secondo verte invece su reati analoghi compiuti nella Svizzera tedesca, una volta uscito dal carcere.
Il processo si snoda attorno all’attività imprenditoriale del 50enne, titolare di una nota ditta di ponteggi del Sopraceneri. L’uomo è accusato, fra le varie cose, di bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento, cattiva gestione, omissione della contabilità, falsità ripetuta in documenti, riciclaggio di denaro, frode fiscale e impiego di stranieri sprovvisti di permesso. Il 50enne avrebbe aiutato a entrare e a soggiornare illegalmente tra i 10 e i 20 suoi connazionali. Otto sarebbero stati impiegati sui cantieri. E uno avrebbe ricevuto, a contanti in nero, un compenso di appena 15 franchi all’ora.
Fra le imputazioni figurano anche usura, appropriazione indebita di imposte alla fonte e minaccia. Per parte sua l’imputato respinge con fermezza gli addebiti. Già nel 2021, ricordiamo, era stato disposto nei suoi confronti un rinvio a giudizio. In seguito, però, il tribunale aveva rinviato l’incarto al Ministero pubblico affinché venisse effettuata una perizia contabile sulla portata delle presunte malversazioni.
Circa la portata delle malversazioni commesse a spese della ditta, poi costretta a chiudere i battenti, si parla di illeciti per 1’160’000 franchi. A quasi 1’300’000 ammonterebbe quindi la frode fiscale, mentre in 96’000 franchi è quantificata l’appropriazione indebita di imposte.
La procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis ha chiesto nel pomeriggio una condanna a 4 anni e mezzo di carcere, più 8 di espulsione dalla Svizzera. La difesa, che ha nuovamente sollevato critiche all’impianto accusatorio, presenterà domani la sua arringa.






