Si è svolto venerdì, alla pretura penale di Bellinzona, il processo nei confronti di un 58enne sotto accusa per infrazione alla legge federale sul trasferimento internazionale di beni culturali.
L'imputato, un cittadino polacco di origine irachena, era stato fermato nel 2013 dalle Guardie di confine alla frontiera di Chiasso-Brogeda, mentre era diretto in auto verso la Polonia. A bordo della vettura si trovava una borsa con all'interno un piccolo tesoro in monili e monete antiche, risalenti addirittura alle epoche sumere e neo-assire. L'uomo stava rientrando da Milano, dove si era recato per una valutazione del valore degli oggetti. "Mi dissero che i pezzi non avevano grande valore. Quando sono stato fermato alla frontiera non credevo di commettere alcun reato, nè di doverli dichiarare", ha dichiarato l'accusato in aula.
Nei confronti dell'uomo - che aveva ereditato i gioielli dal padre, titolare di una bottega a Baghdad negli anni '80 - il procuratore pubblico Zaccaria Akbas ha proposto una pena sospesa per due anni di 90 aliquote da 30 franchi ciascuna, e una multa di 1'000 franchi. L'avvocata della difesa Lorenza Citterio, secondo cui l'accusato avrebbe agito per mera negligenza, ha invece chiesto una riduzione della pena e la restituzione di almeno 12 pezzi che non hanno valore storico. La sentenza è attesa per venerdì prossimo.
CSI/ARi






