È un fenomeno “noto e monitorato da tempo” ma ora il Ticino vuole affrontarlo in modo più sistematico. Al centro dell’attenzione ci sono le auto immatricolate in altri cantoni, soprattutto nei Grigioni, che però di fatto restano e circolano stabilmente in Ticino.
La sezione della circolazione, rispondendo alle domande dell’approfondimento della trasmissione radiofonica SEIDISERA della RSI, ha spiegato che in passato si registravano ogni anno fra 30 e 40 intimazioni per regolarizzare queste situazioni. Negli ultimi due anni, però, le segnalazioni si sono dimezzate, attestandosi attorno alla ventina all’anno. Secondo le autorità, il calo potrebbe essere legato alla nuova base di calcolo dell’imposta di circolazione, ritenuta più equa sul piano intercantonale.
Per il consigliere di Stato Claudio Zali, attuale responsabile della polizia cantonale, la riduzione delle imposte in Ticino ha probabilmente ristretto il margine di contenzioso, perché su alcune categorie di veicoli non esistono più differenze così marcate rispetto ad altri cantoni. Questo, tuttavia, non ha eliminato il problema. La presenza sul territorio, osserva, continua a mostrare molte targhe esterne, in particolare grigionesi, che non solo circolano nel cantone ma vi stazionano anche. Ed è proprio questo l’aspetto da verificare con maggiore capillarità, andando oltre le sole segnalazioni e accertando la conformità alle norme federali sullo stazionamento del veicolo.
Finora erano soprattutto le denunce puntuali a far emergere i casi sospetti. Adesso il Cantone intende muoversi in modo più attivo, puntando sulla polizia. Zali spiega che gli agenti, conoscendo nel dettaglio il territorio, le strade e i quartieri, possono avere una visione più precisa rispetto a quella offerta da singole segnalazioni. L’idea è dunque di sensibilizzare maggiormente la polizia e attribuire più priorità a questo compito, nella convinzione che ciò porterà risultati.
Il consigliere di Stato si rivolge anche ai proprietari dei veicoli. Molti, rileva, potrebbero non conoscere fino in fondo la portata delle norme e avere ritenuto in buona fede che ottenere una targa grigionese consentisse un uso del mezzo senza particolari limitazioni. In realtà, ricorda, l’ordinamento federale prevede una regola precisa: una targa rilasciata da un cantone presuppone che il veicolo stazioni prevalentemente in quel cantone. Secondo Zali, è verosimilmente questa la disposizione più spesso disattesa. E aggiunge un esempio concreto: se in un quartiere si vede la stessa targa grigionese parcheggiata nello stesso posto per nove mesi consecutivi, allora è probabile che vi sia un problema. È questa, spiega, la fattispecie che il Cantone vuole conoscere meglio. Alla domanda se l’operazione abbia anche una finalità economica, in un contesto di minori entrate da radar, Zali ammette che i controlli potrebbero favorire il rimpatrio di un certo numero di auto, anche di fascia alta, con effetti sul gettito. Osserva inoltre che altri compiti di sicurezza assunti in misura crescente dalla polizia possono anch’essi comportare sanzioni. Ma precisa che l’aspetto sanzionatorio non deve mai essere considerato una voce di bilancio, è una conseguenza, non la ragione dell’intervento. Il focus, sottolinea, resta quello della sicurezza stradale e, in questo caso specifico, anche del contrasto all’elusione di una norma di carattere tributario.
Per chi non rispetta queste disposizioni, le conseguenze possono andare oltre la semplice irregolarità amministrativa. I casi più gravi potrebbero infatti sfociare anche nel penale, con multe per dichiarazioni mendaci o per l’uso di documenti falsi.





