Il Dipartimento del territorio si è incontrato venerdì pomeriggio con la STAN , la società ticinese per l'arte e la natura, per trovare una soluzione sulla revisione della legge sui beni culturali, frutto di un'iniziativa generica sottoscritta da 15'000 persone e consegnata nel 2014.
Il nuovo testo, infatti, ha incontrato resistenze in fase consultiva da parte degli enti locali, perché limita l'autonomia dei comuni (il cantone potrebbe imporre beni da salvaguardare) ma allo stesso tempo li chiama comunque alla cassa. La STAN dal canto suo insiste: "La nostra iniziativa", ha detto Benedetto Antonini ai microfoni della CSI, "chiedeva che della materia si occupasse il cantone proprio perché i comuni sono più vicini al mondo imprenditoriale e dei proprietari di terreni e faticano a imporre determinate restrizioni che si giustificano per un motivo identitario".
Benedetto Antonini
La proposta governativa è già un compromesso e la STAN la sostiene ("non potevamo pretendere di vedere accolte tutte le nostre esigenze") e l'impressione è che il DT voglia andare avanti in quella direzione. Determinate critiche "ci trovano consenzienti e penso che daremo il nostro assenso", conclude Antonini. Il prossimo passo sarà dunque il messaggio all'indirizzo del Gran Consiglio.
CSI/pon







