"Questo non è un giorno facile", ha detto Simonetta Sommaruga nel discorso pronunciato in occasione della cerimonia con cui, oggi a Berna, si è voluta nuovamente condannare la pratica, in vigore ancora qualche decennio fa, di separare con la forza i figli dalle madri ritenute non in grado di allevarli.
Alcune vittime sono venute a testimoniare e a loro la consigliera federale si è rivolta affermando che non è più possibile ignorare questa vergogna, ciò che invece è stato fatto per anni. Per la responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia si è trattato di una "palese violazione della dignità umana".
"Non dovrà accadere mai più"
"Oggi tra noi siedono donne e uomini sterilizzati contro la loro volontà, madri cui è stato portato via il figlio soltanto perché erano nubili, donne costrette ad abortire o a dare in adozione la loro creatura, sono cose realmente accadute, ma che non dovranno accadere mai più", ha detto la consigliera federale nel suo discorso, tenuto davanti a circa 700 persone, promettendo che ciò "non segna la fine, bensì l'inizio dell'approfondimento di un oscuro capitolo della storia sociale elvetica".
Parecchie misure sono già state avviate. Ogni cantone ha infatti designato le strutture destinate all'accoglienza delle vittime, che riceveranno assistenza anche nelle domande riguardanti il loro dossier.
Le vittime furono migliaia
Le vittime delle misure coercitive sono state migliaia: giovani adulti che venivano rinchiusi in istituti o carceri senza protezione giuridica, pur non avendo commesso alcuna infrazione, ed internati con accuse quali "pigrizia, libertinaggio, ubriachezza", e bambini assegnati a famiglie estranee, spesso contadine, che non di rado li sfruttavano e li maltrattavano.
Tale prassi era perlopiù riconducibile al "buon proposito" di garantire ai ragazzini cibo a sufficienza collocandoli in un'azienda agricola, ma finiva per avere effetti perversi.






