La presenza dei binari del trenino poco prima di Ponte Tresa, per i ciclisti, è sempre stata problematica. Ma quando 6 anni fa i binari vennero sostituiti - e prima che fosse inserito un profilo di gomma - quel passaggio diventò ancora più pericoloso: in pochi giorni molti ciclisti caddero, tre si ferirono in modo molto grave. La vicenda è finita venerdì in pretura penale. Sul banco degli imputati l'allora direttore della Ferrovia Lugano-Ponte Tresa, Giorgio Marcionni.
Un imputato, ma forse questo è l'unico punto su cui accusatori privati e difesa si sono trovati d'accordo, avrebbero dovuto essere due: in causa non è stato chiamato il Cantone, proprietario e quindi, secondo la difesa di Marcionni, unico responsabile della sicurezza degli utenti su quel tratto di strada, dove, poco prima di Ponte Tresa, i binari attraversano con un angolo acuto il campo stradale. Perché in sintesi è questo il grande interrogativo di questo procedimento penale: di chi è la responsabilità?
La ferrovia Lugano-Ponte Tresa, sostiene l'imputato, è responsabile dei treni e non della circolazione stradale, che compete, appunto, al Cantone. L'ex direttore della FLP, ora in pensione, in un primo momento fu scagionato da ogni responsabilità con un decreto di abbandono. Le vittime fecero ricorso, tanto che la Corte dei reclami riaprì l'incarto. Si arrivò alla condanna a 30 aliquote giornaliere da 40 franchi l'una. A questo punto fu Marcionni a fare ricorso e portare il caso al procedimento attuale, dove il suo avvocato chiede l'assoluzione piena. Ora il pretore Siro Quadri dovrà districarsi fra gli articoli di legge in questa vicenda che si è già incagliata più volte. La sua decisione, la sentenza, sarà resa nota giovedì prossimo.
CSI/Daniela Giannini/M. Ang.







