Boris Bignasca, presidente dei giovani leghisti e candidato al Parlamento il prossimo 19 aprile, è stato riconosciuto colpevole di reati contro l’onore e condannato ad una pena pecuniaria di 40 aliquote sospese per due anni e una multa di 800 franchi. La sentenza è stata comunicata oggi, martedì, dal giudice della Pretura penale di Bellinzona Siro Quadri.
Nello specifico, il 29enne candidato al Gran Consiglio per la Lega e figlio del defunto fondatore del movimento Giuliano Bignasca, è stato riconosciuto colpevole di ingiuria nei confronti dell’avvocato Paolo Bernasconi, di ingiuria e diffamazione nei confronti del direttore del quotidiano laRegione Ticino Matteo Caratti e di diffamazione nei confronti del direttore di Comsa Francesco Ricci. In causa c’erano alcuni articoli pubblicati tra il 2011 e il 2012 sul giornale gratuito “10 minuti” – di cui Bignasca era direttore – che prendevano di mira i tre.
Al processo si è giunti dopo che Bignasca aveva impugnato tre distinti decreti d’accusa. La difesa aveva chiesto il proscioglimento invocando la libertà di espressione. Cadute invece le accuse di mancata opposizione a una pubblicazione punibile e infrazione alla legge sulla concorrenza sleale.
CSI/ludoC
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