Il Ministero pubblico della Confederazione ha chiuso l’inchiesta contro un gestore esterno della banca Hottinger di Lugano arrestato in Italia nel maggio del 2013. Per il 54enne italiano (da sempre residente in Ticino) il procuratore federale Stefano Herold ha prospettato il rinvio a giudizio.
Al Tribunale penale federale di Bellinzona dovrà rispondere di truffa, amministrazione infedele, riciclaggio e falsità in documenti. Le malversazioni (parzialmente ammesse) riguarderebbero un paio di clienti. Secondo il magistrato il buco, di almeno due milioni, sarebbe stato creato effettuando investimenti ben diversi dalla linea concordata con chi gli aveva affidato il denaro.
Al tempo stesso Herold ha preannunciato l’abbandono di altri reati, dall’appropriazione indebita all’amministrazione infedele (entrambe aggravate), legate stavolta alla vicenda del FEC: il Fondo edifici di culto del Viminale, da cui sparirono 10 milioni di euro. Per i medesimi fatti il 54enne figura già tra le persone indagate dalla procura di Roma. Impossibile dunque perseguirlo anche in Svizzera.
Nel 2014 – ricordiamo – gli inquirenti federali lo scagionarono dalle accuse di organizzazione criminale e riciclaggio, riferite a presunti rapporti con il clan camorristico dei Polverino e alla compravendita illecita di un terreno da dieci milioni di euro, nella provincia di Napoli.
Francesco Lepori






