Il whistleblower dell’appaltopoli grigionese Adam Quadroni e l’ex capo del posto di polizia di Scuol compaiono giovedì davanti alla corte regionale della Bassa Engadina. L’ex poliziotto, ora in pensione, è accusato di molteplice abuso di autorità, sequestro di persona e ripetuta violazione di domicilio. Quadroni è invece accusato di aver minacciato la polizia.

Asfaltopoli GR, il "whistleblower" Quadroni a processo
Telegiornale 30.04.2026, 12:30
I fatti all’origine delle accuse contro l’ex comandante risalgono al periodo tra dicembre 2016 e giugno 2017. Gli avvenimenti sono culminati con l’arresto del whistleblower da parte di un’unità speciale della polizia cantonale grigionese.
La riapertura del caso
Nel 2022 la Procura pubblica aveva pronunciato un decreto d’abbandono. Nelle indagini non erano stati accertati sospetti legati all’abuso di autorità e al sequestro di persona. Il verdetto venne però impugnato davanti all’allora Tribunale cantonale.
Due anni dopo, la corte suprema del Canton Grigioni aveva ordinato la riapertura del caso. Il motivo: gli interventi ripetuti della polizia nei confronti di Quadroni avrebbero potuto essere influenzati da un desiderio di vendetta delle forze dell’ordine o, almeno, di un suo dirigente. Il fermo potrebbe non essere stato legittimo.
Secondo l’atto d’accusa, la Procura pubblica chiederà una pena detentiva superiore a un anno per l’ex capo del posto di polizia, ora in pensione. Per l’accusato vale la presunzione d’innocenza.
La perquisizione senza permesso
Nel dicembre 2016 l’ex comandante perquisì la casa di Quadroni per sequestrare le armi da caccia. Alla base di questo intervento c’erano informazioni anonime riguardanti dispute familiari tra l’impresario edile e l’ex moglie. Gli informatori, rimasti anonimi, temevano un’escalation.
L’ex poliziotto sapeva che non c’erano le condizioni legali per una perquisizione. Non esisteva infatti una particolare urgenza né un pericolo considerevole secondo la legge sulla polizia. Inoltre, terminata la perquisizione, l’ex poliziotto lasciò alcune armi in casa, impedendo così di eliminare il pericolo.
Alla luce di questi fatti, secondo la Procura pubblica, l’ex agente di polizia ha agito solo con l’intento di intimidire Quadroni. A seguito della perquisizione stilò un rapporto per un’indagine preliminare, giudicando la pericolosità del whistleblower come “molto elevata”. Un compito che sarebbe spettato al servizio di intelligence della polizia.
L’arresto e il collocamento coatto
Nell’atto d’accusa viene descritto il dietro le quinte dell’arresto del 15 giugno 2017. Quel giorno l’ex impresario edile, di ritorno dal suo alpeggio, fu bloccato da un corpo speciale della polizia cantonale grigionese e strattonato fuori dalla sua auto. Fu poi ammanettato e bendato fino al posto di polizia di Scuol. Un medico decise il collocamento coatto di Quadroni presso la clinica psichiatrica di Coira. Quattro giorni dopo i medici rilasciarono Quadroni, stabilendo che non rappresentava un pericolo né per sé né per gli altri.
L’ex capo del posto di polizia stava architettando l’arresto già da tempo. Un’azione che avrebbe messo in atto per dare sufficiente tempo all’ex moglie dell’impresario di trasferirsi senza intoppi. Secondo la Procura - che definisce il fermo “oggettivamente ingiustificato e sproporzionato” - l’ex funzionario di polizia era a conoscenza del fatto che l’arresto costituisse una grave ingerenza nei diritti fondamentali.
Inoltre l’ex poliziotto manipolò i suoi superiori, tenendo loro nascoste informazioni. Fra queste il fatto che già da tempo era in contatto con l’ex moglie di Quadroni e che lei non riteneva il marito violento.
Lo stesso giorno l’ex funzionario, insieme a un poliziotto e a un granatiere, perquisì nuovamente la casa di Quadroni alla ricerca di persone, armi e indizi di un rischio di suicidio. Lo stesso avvenne il giorno dopo nella capanna da caccia dell’ex impresario. Entrambe le azioni avvennero senza il consenso del proprietario e senza alcuna disposizione da parte della magistratura.
Le minacce ai poliziotti
Non solo Adam Quadroni ha sporto denuncia, ma anche l’ex capo del posto di polizia ha denunciato l’ex impresario.
Durante la perquisizione del dicembre 2016, Quadroni disse al telefono all’ex capo posto: “La prossima volta, fate in modo che il poliziotto mostri la pistola quando sale la strada”. Il whistleblower nella telefonata continuò a far riferimento ad altri oggetti che potevano essere usati come armi. L’ex poliziotto interpretò queste parole come una minaccia verso il corpo di polizia.
Quadroni dovrà quindi rispondere di violenza o minaccia contro le autorità. Anche per lui vale la presunzione d’innocenza.
Gli accordi truccati nel settore delle costruzioni in Bassa Engadina
Il caso era stato anche oggetto della Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) - la prima nella storia del Canton Grigioni - istituita nel 2018 per far chiarezza sugli accordi truccati nel settore delle costruzioni in Bassa Engadina.
La CPI: la polizia agì in modo sproporzionato nei confronti di Quadroni
I membri della Commissione avevano negato influenze da parte delle imprese coinvolte sull’azione della polizia e dei funzionari cantonali. Avevano però elencato “numerosi errori formali” commessi dalla polizia cantonale nei tre interventi compiuti tra il 2016 e il 2017. Per la CPI le forze dell’ordine avevano agito in modo sproporzionato nei confronti di Quadroni, in un caso perfino illegalmente, ammanettandolo per eseguire il suo ricovero nella clinica psichiatrica a Coira.

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Notiziario 30.04.2026, 10:00
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