Le persone che vivono con l’HIV continuano a essere discriminate. Anche in Ticino. Aiuto AIDS Svizzero ha raccolto le loro denunce, che riguardano soprattutto il settore sanitario. La stigmatizzazione è un problema sociale che resiste.
Discriminazioni nel settore sanitario
“Ho accompagnato una persona da un dentista. È andato tutto bene, sono stati tutti gentili - dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Vincenza Guarnaccia, coordinatrice Zonaprotetta -. Però poi a questa persona è arrivata la domanda: “Ma come l’ha presa questa malattia?”. Ho detto: “Ma perché?”. Ecco come a volte le discriminazioni sono molto sottili, sono delle micro aggressioni che però incidono sul benessere della persona”.
Aiuto AIDS Svizzero raccoglie e documenta le denunce su mandato di Berna dell’Ufficio federale della salute pubblica. Lo scorso anno sono state 102, in aumento del 12% ed è stato confermato alla RSI che arrivano anche dal Ticino. Sono 5 i casi e anche uno solo è uno di troppo.
“Sono dovuta andare dal fisioterapista dopo un incidente. L’ho informato della diagnosi da HIV durante l’anamnesi. Mi sono stati proposti solo appuntamenti in orari non di punta, perché così lo studio avrebbe potuto essere pulito più accuratamente dopo la seduta”, si legge in una testimonianza.
C’è chi in ospedale si è visto negare la cura di una ferita, chi sul letto di una clinica si è visto affiggere il cartello “HIV”. Una su tre di queste denunce a livello svizzero riguarda proprio l’ambito sanitario.
Negli anni ‘90 un medico che baciava una sua paziente sieropositiva contribuì a bandire una fake news. Oggi come allora, serve cambiare narrazione, perché l’HIV deve essere un’infezione come un’altra.
Discriminazioni sul lavoro
“Una collega ha raccontato in giro che sono sieropositiva, senza il mio consenso. Ci sono così state domande e commenti frequenti sulla mia diagnosi. Questa pressione mi ha portata a licenziarmi”, si legge in un’altra testimonianza.
“Noi siamo contattati a volte da alcune persone che magari si sono candidate per un posto di lavoro e poi ricevono questi formulari in cui si chiede se la persona viva con l’HIV. E a volte questi formulari arrivano anche da enti pubblici. Esistono ancora forme di discriminazione che sono anche forme di discriminazione strutturale. Cosa diciamo noi alla persona? Che ha il diritto di mentire“, dice Guarnaccia.
In attesa che una diversa narrazione contamini anche le basi giuridiche, non solo quelle sulla protezione dei dati personali.









