I vertici del Partito borghese democratico nei Grigioni credono ancora che la formazione politica creata nel 2008 dopo l'espulsione di Eveline Widmer-Schlumpf dall'UDC possa continuare ad esistere. E ciò nonostante la serie di sconfitte patite alle cantonali e federali a partire dal 2015. La sezione, hanno assicurato i dirigenti al temine della prima fase di riflessione seguita alle elezioni del 2019, non intende sciogliersi. L'eventualità è stata esclusa. Allo studio, ha spiegato alla RSI il presidente cantonale Beno Niggli, rimangono la fusione con altri partiti, la formazione di coalizioni o una ripartenza con nuove strutture e persone. Molto però dipenderà da cosa deciderà il partito nazionale che, a sua volta, non ha ancora le idee in chiaro e che prosegue i colloqui sul futuro del partito che ha avuto due consiglieri federali (la grigionese e Samuel Schmid) ma da diversi anni è in perdita di velocità.
Per la sezione grigionese del PBD l'ultimo campanello d'allarme è suonato lo scorso 20 ottobre quando alle elezioni federali aveva visto il suo seguito calare di oltre un terzo. L'anno precedente alle cantonali aveva perso un consigliere di Stato e quattro granconsiglieri. Ma già alle federali nel 2015 la diminuzione di consensi era stata significativa rispetto al 2011 quando, al rinnovo del Consiglio nazionale, aveva conquistato il 20,5% dei voti diventando la prima forza politica retica. Un primato mantenuto per pochi mesi. Poi il partito ha conosciuto un costante declino che lo ha portato al 9,4% dello scorso ottobre.
Grigioni, crisi del PBD
Il Quotidiano 31.01.2020, 20:00






