Ticino e Grigioni

Il fossato dei tagli tra la piazza e la politica

Le misure del preventivo protagoniste a “60 minuti”: tra chi le reputa ancora necessarie (ma forse mal applicate) e chi avrebbe puntato maggiormente sulla pianificazione

  • 28 November 2023, 22:27
  • 8 December 2023, 10:39
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  • 60 Minuti

La tregua e poi - La piazza e la politica

Dibattito su un tema di attualità dal regionale, nazionale o internazionale

Di: LP

“Basta tagli sulla scuola” o “il sociale non è una spesa, è un investimento”. È intonando slogan come questo che la piazza ha protestato mercoledì scorso a Bellinzona contro il prospettato piano di risparmio adottato dall’esecutivo ticinese per sanare le finanze cantonali entro i termini dati dal Decreto Morisoli, ovvero il 2025.

La rabbia espressa davanti a palazzo delle Orsoline è la prova che “sempre più persone si rendono conto che quanto votato un anno e mezzo fa (era il 15 maggio 2022, ndr.) è stato votato alla cieca”. Sono le parole di Danilo Forini, granconsigliere PS , tra gli ospiti martedì sera di “60 minuti”. Il direttore di Pro Infirmis legge nel recente malcontento popolare “gli effetti concreti di questo decreto e della situazione venutasi a creare negli anni grazie agli sgravi: la popolazione inizia ad essere molto preoccupata”.

Parole raccolte con sorpresa dal beniamino del decreto Sergio Morisoli, capogruppo UDC in Gran Consiglio, che ricorda la chiarezza dell’oggetto in votazione. “Il Decreto stabilisce benissimo ciò che si può e ciò che non si può fare: innanzitutto si voleva risanare la situazione finanziaria cantonale entro quattro anni”. Il procedere era definito dal decreto e su un punto vi era particolare unanimità: “era necessario fare delle correzioni della spesa senza andare ad intaccare le persone bisognose”.

Ciò a cui si è assistito a Bellinzona è quello che accade quando si sottovalutano “le situazioni che possono venirsi a creare quando si procede con tagli lineari fatti all’ultimo minuto e non con misure ragionate”, ha spiegato il granconsigliere UDC.

“Avere dei conti in equilibrio” è un legittimo desiderio del Governo, sostiene Mattia Bosco, segretario del SIT Sindacato Indipendenti Ticinesi, ma esaudirlo a spese “di migliaia di lavoratori è scandaloso”. “Questo taglio salariale, che svilisce il lavoro, fa risparmiare allo stato sette milioni e mezzo”. Una cifra che non va cercata nei salari degli impiegati statali, ha dichiarato Bosco, ma altrove.

Non la vede così Simona Genini, granconsigliera PLR. “Siamo in una situazione che va gestita: abbiamo una spesa cantonale per più di quattro miliardi e il costo del personale è di un miliardo e 160 milioni”. Questo aumento di 160 milioni si è registrato negli ultimi quindici anni, insiste Genini ricordando che il messaggio proposto dal Governo è stato pensato proprio per contenere incrementi di questo tipo.

Tra le maggiori preoccupazioni sentite dal presidente di Pro Infirmis quella “di non riuscire a fare bene il proprio lavoro” a seguito dei tagli è la maggiore. La misura promossa dall’esecutivo ticinese sembra allora attorcigliarsi in uno strano circolo per cui, per sanare le casse dello stato, è necessario inficiare i dipendenti pubblici, “la vera forza dello Stato”.

Anche il deputato UDC comprende la sofferenza del personale. Quest’operazione è “partita al contrario: tagliare i salari sarebbe l’ultima misura da attuare”. Nota bene: “Noi sappiamo che (dagli impieghi cantonali) sono partite 851 persone dal giorno in cui si è votato il decreto ad oggi: sono state sostituite tutte e altre 200 in più sono state prese”, senza verificare la loro utilità nel quadro dei bisogni dello Stato. Un controllo del genere avrebbe non solo ammortizzato i tagli, ma “si sarebbero già trovati 20 milioni di franchi, senza fare male a nessuno”.

Mattia Bosco capisce la prospettiva di Morisoli, ma chiosa evidenziando come la crescita dello Stato sia concreta, così come la conseguente richiesta di collaboratori. “Questo apparato continua a crescere e necessitare forza lavoro”. La crescita, sottolinea il segretario del SIT, non può essere imputata ai dipendenti, bensì “al datore di lavoro che cerca collaboratori per coprire delle esigenze”.

In piazza contro i tagli

Il Quotidiano di mercoledì 22.11.2023

  • 22.11.2023
  • 18:00

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