Ticino e Grigioni

Il giorno dopo lo sciopero

Per il Governo la manifestazione era “poco comprensibile” - Nel frattempo la politica si interroga in vista dell’appuntamento alle urne del 9 giugno

  • 1 marzo, 20:21
  • 1 marzo, 20:21
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Il giorno dopo lo sciopero

Il Quotidiano 01.03.2024, 19:00

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Di: Quotidiano/RSI Info

All’indomani della manifestazione di protesta che ha radunato circa seimila persone a Bellinzona, la politica si interroga sull’appuntamento alle urne del prossimo 9 giugno, quando i cittadini ticinesi saranno chiamati a pronunciarsi sulla riforma tributaria e, Tribunale federale permettendo, sulla cassa pensione dello Stato.

Ieri la manifestazione non ha smosso la maggioranza del Consiglio di Stato, che in un comunicato ha definito lo sciopero poco comprensibile. “Penso che il Governo abbia reagito malissimo” afferma ai microfoni della RSI Fabrizio Sirica, copresidente PS. “Se di fronte a migliaia di persone che chiedono di essere ascoltate, un dirigente dice di non comprendere, c’è un grosso problema: basta che vada a parlare con i propri funzionari per capire, per esempio, che il lavoro sta aumentando, ma che non ci sono le risorse”.

Secondo Centro e PLR, la palla è ora è nelle mani del Consiglio di Stato per ricucire uno strappo in vista anche del preventivo 2025. “Il Governo è il datore di lavoro e ha la responsabilità sui dipendenti: ci auguriamo che si instauri un dialogo e che chi oggi fomenta la piazza la smetta, sedendosi al tavolo a discutere” dice Fiorenzo Dadò, presidente del Centro.

Il presidente del PLR ticinese Alessandro Speziali sottolinea che il servizio pubblico sta a cuore a tutti, non soltanto a chi sciopera e manifesta: “Stiamo lavorando già da tempo e penso che le soluzioni si trovano nella negoziazione, andandole a cercare ramo per ramo, di certo non estremizzando e radicalizzando il dibattito, come sta succedendo”.

Per la Lega le carte in tavola non si cambiano nei prossimi mesi. “Il Governo la sua proposta l’ha fatta: sono stati concessi due giorni di congedo e 400 franchi, è stato tagliato il contributo di solidarietà” afferma Daniele Piccaluga, vice coordinatore della Lega. “La trattativa è stata fatta e non è stata accolta: presumo che non ci sarà più un’ulteriore trattativa”.

Anche chi non è in Governo guarda al 2025 puntando il dito contro il Consiglio di Stato. Samantha Bourgoin, co-coordinatrice dei Verdi Ticino, ribadisce che il malessere visto in piazza “va ben oltre il rincaro e il taglio del 20%: la preoccupazione è generata dall’atteggiamento della maggioranza del Governo, secondo cui non è così grave il mancato rimpiazzo del 20% del personale partente. Per chi lavora in questi settori è un segnale del fatto che non si sta capendo quanto viene fatto. La distanza fra la realtà vissuta e la narrazione fa scendere la gente in piazza”.

“Posso capire certi malumori. Ma forse i malumori vanno cercati nella gestione di questo cantone, nei compiti che non sono stati fatti” dice il granconsigliere UDC Tiziano Galeazzi. “Il problema peggiore lo vedo a partire dal 2025, quando ci sarà un rientro che non so come faranno a proporcelo”.

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