Cinque persone finiranno presto in aula per tentata estorsione ai danni di un uomo.
Gli imputati cercarono di ricattarlo, con tanto di filmato; immagini girate di nascosto in un postribolo del Luganese, durante il suo incontro con una prostituta. “O paghi – gli dissero – o raccontiamo tutto a tua moglie.” Cinquantamila franchi la somma richiestagli in cambio del silenzio. Ma lui non cedette. Andò alla polizia, che il 18 luglio arrestò il quintetto: il 49enne kosovaro, i suoi due figli, un connazionale e la lucciola, di nazionalità rumena.
Le armi
Ai primi di dicembre la vicenda approderà alle Assise Criminali. Il procuratore pubblico Paolo Bordoli ha infatti firmato il rinvio a giudizio. Tentata estorsione l’accusa a carico dei cinque (due dei quali tuttora in carcere). Il capogruppo, il figlio maggiore e la donna dovranno rispondere anche d’infrazione alla legge federale sulle armi. Lei per il taser sequestrato a casa sua, gli altri due per il piccolo arsenale scovato nell’abitazione di Barbengo: i coltelli, di proprietà del giovane; e soprattutto due fucili, una pistola e diversi proiettili. Armi che il capofila cercò di vendere, attraverso un intermediario, a una cosca dell’ ‘ndrangheta attiva nel Comasco. I cinque (difesi dagli avvocati Yasar Ravi, Roberto Rulli, Laura Rigato, Prisca Renella e Stefano Rossi) sono rei-confessi.
Francesco Lepori
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CSI 18.00 Il servizio di Francesco Lepori
RSI Info 26.10.2013, 19:50








