Ticino e Grigioni

“Stime immobiliari più alte: va frenato impatto sui cittadini”

Dal 40% del valore di mercato si passerà almeno al 70% nel 2035. Il comitato favorevole alla neutralizzazione delle stime, chiede che la rivalutazione non pesi su imposte, sussidi e prestazioni sociali

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Il comitato "Sì alla neutralizzazione delle stime"

Il Quotidiano 04.05.2026, 19:00

Di: Quotidiano-Giovanni Marci/sdr 

Stime immobiliari più alte, ma senza aumenti automatici per i cittadini. È questo l’obiettivo dell’iniziativa sulla neutralizzazione delle stime immobiliari, su cui il popolo ticinese sarà chiamato a votare il 14 giugno. In Ticino l’adeguamento è ormai considerato inevitabile. Oggi le stime corrispondono in media al 40% del valore di mercato degli immobili, nel 2026 saliranno al 55% e, con la revisione generale prevista nel 2035, dovranno raggiungere almeno il 70%. Una soglia più vicina al valore reale, richiesta anche alla luce delle indicazioni delle autorità federali e di una sentenza del Tribunale federale.

La questione non è soltanto tecnica. Dal valore di stima dipende infatti anche il peso fiscale di una casa o di un terreno. Chi è proprietario deve dichiarare al fisco un importo determinato proprio sulla base della stima immobiliare. Se questa aumenta, il rischio — secondo i promotori dell’iniziativa — è che crescano automaticamente anche imposte, tasse o altri oneri legati al patrimonio.

Il comitato favorevole, sostenuto dai partiti borghesi e dalle associazioni economiche che hanno presentato lunedì le loro ragioni sull’iniziativa, non contesta la necessità di aggiornare le stime. Chiede però che l’operazione non si traduca in un aggravio per cittadini, famiglie, imprese e beneficiari di prestazioni sociali. “Sappiamo che il valore deve essere adeguato, ed è giusto che lo sia”, ha spiegato la granconsigliera PLR Cristina Maderni. “Quello che non vogliamo è che abbia un impatto sui cittadini, né sulla fiscalità né sugli aiuti sociali”.

Il principio sostenuto dall’iniziativa è quello della neutralizzazione. In altre parole, le entrate pubbliche oggi generate dai valori di stima non dovrebbero aumentare per il solo fatto che le stime vengono aggiornate. Lo ha riassunto il granconsigliere del Centro Paolo Caroni sostenendo l’obiettivo per il quale, anche in futuro, le entrate legate a questi valori rimangano sostanzialmente invariate.
A preoccupare i promotori non c’è soltanto l’imposta sulla sostanza. Secondo il consigliere nazionale UDC Paolo Pamini, le stime immobiliari hanno effetti su un numero molto più ampio di ambiti. Il tema toccherebbe infatti una trentina di leggi, con possibili conseguenze su rette delle case per anziani, sussidi, borse di studio e altre prestazioni. Per questo, ha sostenuto, l’inserimento del principio nella Costituzione cantonale servirebbe a fissare una linea politica chiara, lasciando poi al legislatore il compito di definire gli strumenti concreti. Il “come”, ammettono i promotori, non sarà definito adesso.

La posta in gioco è rilevante. L’impatto della rivalutazione delle stime supera i 400 milioni di franchi all’anno, in gran parte sotto forma di maggiori entrate fiscali per Cantone e Comuni. Per Maderni, queste risorse dovrebbero restare nelle tasche dei cittadini, mentre lo Stato dovrebbe intervenire sui propri conti e sulla spesa. Anche il presidente della Camera di commercio del Ticino, Andrea Gehri, ha insistito sulla necessità di un adeguamento graduale, che permetta di ponderare le decisioni e di evitare un impatto pesante su cittadini, imprese e aziende. Il principio della neutralizzazione è già stato approvato a maggioranza dal Gran Consiglio. Ora la decisione passerà al popolo ticinese, che il 14 giugno dovrà stabilire se inserirlo nella Costituzione cantonale.

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