Il direttore del Lumino’s è finito in carcere. Il 48enne, già in manette a fine luglio per reati contro la pubblica autorità durante il blitz che ha portato alla chiusura del suo locale, è stato arrestato perché, tra l'altro, avrebbe registrato le telefonate e le conversazioni all’insaputa dei suoi interlocutori, perché avrebbe ricattato delle persone e esercitato della coazione nei loro confronti. Inoltre, sembra, filmasse anche degli incontri. I reati che gli vengono contestati sono: tentata coazione, tentata estorsione, violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa di immagini e la registrazione clandestina di conversazioni.
Rapporti tesi
I rapporti tra l’accusato, attivo da tempo nel settore delle luci rosse, e la giustizia ticinese sono tesi da un po’. A fine aprile aveva denunciato per abuso d’autorità il Procuratore generale John Noseda (per il caso è stato già firmato un decreto d’abbandono). Inoltre in agosto il titolare del postribolo aveva sporto denuncia per lesioni semplici, calunnia, minaccia, violazione di domicilio e altri reati gli agenti della polizia che si erano occupati del controllo nel suo locale. Le indagini su questo fronte non sono ancora concluse. Il Lumino's ha anche presentato a Cantone e Comune una richiesta di risarcimento danni di 8 milioni di franchi.
Arresto confermato
La decisione è già stata confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi. Vista la delicatezza e la complessità dell'inchiesta coordinata dal sostituto Procuratore generale Antonio Perugini, e a tutela delle vittime, le autorità mantengono riserbo sui lavori.
Red. MM
La coazione
La coazione è il reato di chi, usando violenza o minaccia, costringe un'altra persona a fare, omettere o tollerare un atto.










