Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta che nei giorni scorsi, come anticipato dalla RSI, ha portato in carcere il direttore della Anirgest di Chiasso, accusato di avere creato un buco di circa 12 milioni di franchi ai danni di oltre una decina di clienti italiani.
Per diversi anni il 55enne aveva mostrato dei rendiconti fasulli, nei quali figuravano saldi in costante aumento. Conti che invece, secondo la procura, stava saccheggiando. Gli ammanchi – si è appreso oggi, giovedì – sono venuti alla luce quando alcuni clienti hanno deciso di ritirare il proprio capitale, approfittando della volutary disclosure. A nulla sono servite le scuse accampate dal fiduciario. In febbraio uno di loro si è rivolto infatti al ministero pubblico, che ha subito avviato le indagini.
L’uomo non è al suo primo grattacapo con la giustizia. Qualche anno fa, assieme a una cinquantina di altre persone era già finito nel mirino degli inquirenti lariani, che avevano scoperto un traffico clandestino di valuta, oro e metalli preziosi orchestrato sull’asse Italia-Svizzera. Nel febbraio del 2014 il Tribunale di Como l’aveva poi assolto per non avere commesso il fatto.
Francesco Lepori

