Lugano, città dalle mille sfaccettature, si trova ancora una volta al crocevia di un dibattito annoso e cruciale per il suo futuro: la realizzazione di un nuovo polo congressuale a Campo Marzio. Quella che dovrebbe essere un’opportunità di crescita economica e di prestigio internazionale si è trasformata in una vera e propria “battaglia progettuale” che si trascina da oltre trent’anni. Tra visioni ambiziose, concorsi falliti, ripensamenti politici e la pressante necessità di adeguarsi ai tempi, il destino di Campo Marzio rimane sospeso, mentre la città rischia di perdere treni importanti nel competitivo panorama congressuale globale.
Lugano, la meta ambita e il limite delle infrastrutture attuali
Lugano si conferma una destinazione di richiamo, come dimostra il recente successo del “Forum Plan B”, che ha attirato 4’000 “bitcoin freaks”, generando un indotto significativo e mettendo in luce le potenzialità della città. Gli albergatori, come Federico Haas, presidente di Hotellerie Suisse Sottoceneri, plaudono a questi eventi che destagionalizzano il turismo e aumentano la qualità e la quantità delle presenze. “La medesima settimana senza il congresso tariffa media 210 franchi, tariffa con il congresso 245 franchi. Abbiamo qualità e quantità maggiori,” afferma Haas, sottolineando ai microfoni di Falò l’impatto positivo. Tuttavia, l’entusiasmo è mitigato dalla consapevolezza che le infrastrutture attuali sono al limite. Le lunghe code per accedere agli eventi e l’impossibilità di ospitare più congressi contemporaneamente, come evidenziato da Sacha Von Büren, responsabile del Palazzo dei Congressi, rivelano una carenza strutturale che frena l’ulteriore sviluppo. “Mancano spazi che solo prestigiose eccezioni come il congresso sui linfomi ICML del dottor Cavalli, o il Plan B, riescono ad ovviare ampliandosi all’esterno,” spiega Von Büren.
Un progetto trentennale tra promesse e delusioni
La necessità di un nuovo polo congressuale a Campo Marzio è un’idea che si trascina da decenni, con promesse di realizzazione che si sono susseguite nel tempo, dal 2002 al 2010, fino al 2025, senza mai concretizzarsi. Aurelio Sargenti, cittadino ed ex consigliere comunale di Lugano, esprime un disincanto diffuso: “Lugano fa tanti progetti, ma ne realizza pochi. Forse fa fatica ad avere una visione che vada al di là della quotidianità.” La storia della Foce del Cassarate, un progetto realizzato solo dopo lunghe battaglie e per pochi voti, è un monito. Il vicesindaco Roberto Badaracco, interrogato sulle tempistiche, ammette la complessità: “Vorrei dire 5 anni perché ne abbiamo bisogno, ma potrebbero essere anche 10,” riferendosi all’inizio dei lavori. Questa incertezza alimenta la frustrazione di chi vede Lugano perdere opportunità.
La storia di concorsi e fallimenti
La storia di Campo Marzio è costellata di tentativi falliti e cambi di rotta. Già nel 1997, il Municipio chiese all’architetto Mario Botta di disegnare un’area congressuale, ma non se ne fece nulla. Nel 2004, un concorso vide la vittoria di architetti zurighesi, ma gli imprenditori non si fecero avanti. Persino una proposta di abbellimento del padiglione Conza, sempre a firma Botta, fu bocciata tramite referendum nel 2008. Il tentativo del 2011, con un nuovo concorso per architetti e imprenditori, vide la partecipazione di sette gruppi ma si concluse nel 2021 senza vincitori. Gino Boila, direttore della Divisione opere pubbliche, spiega il motivo: “Fondamentalmente non rispettavano il bando. Ma non rispettavano il bando, perché già il bando poneva un’asticella molto alta,” in particolare la richiesta di un “costo zero per la città,” che si è rivelata “una cosa impossibile.”
Il masterplan e le nuove proposte politiche
Nonostante i fallimenti, una soluzione sembra esserci: il masterplan. Uno studio urbanistico per Campo Marzio Nord, giacente in un cassetto da tre anni, che prevede la suddivisione del comparto in due zone: una per il Palazzo dei Congressi e l’altra per un albergo residenze. L’idea è di creare un equilibrio tra costruito e spazi verdi, con un boulevard e un parco. “La parte privata aiuta a finanziare la parte pubblica,” spiega Boila, con l’obiettivo di un costo massimo di 50 milioni per la città. Tuttavia, l’iter progettuale è nuovamente in pausa, con il Municipio che ha deciso di ritastare il polso ai partiti sul finanziamento e sulla quota di residenze private. In questo contesto di stallo, spuntano nuove idee, come la “variante Morel” del presidente PLR di Lugano, Paolo Morel, che propone di ampliare l’attuale Palacongressi al Parco Ciani, con una sala da 2000 posti e una torre con albergo e appartamenti e un enorme parco verde. Morel giustifica la sua proposta come un tentativo di “integrare maggiormente l’interesse politico e le sensibilità dei vari partiti.”
Il prezzo del ritardo e l’urgenza di agire
Il ritardo nella realizzazione del polo congressuale ha un costo elevato per Lugano. Come sottolinea Aurelio Sargenti, “abbiamo perso tanto tempo e abbiamo perso anche tanti denari perché 30 anni fa probabilmente i soldi c’erano più di quanto ne abbiamo oggi.” La città ha privilegiato altri progetti, come il PSE (polo sportivo e degli eventi), quest’ultimo spinto dalla “pressione” della relegazione del football club. Il vicesindaco Badaracco riconosce una “responsabilità politica dei Municipi e dei Consigli comunali,” ammettendo: “Siamo in ritardo di dieci, quindici anni almeno.” Il mondo economico, compatto, alza la voce con un appello alla politica: “Non perdiamo più tempo!” Federico Haas ribadisce l’importanza di un’infrastruttura per “assicurare dei posti di lavoro e indotto.
L’attuale Palazzo dei Congressi, pur portando 50 anni con garbo, mostra le sue rughe, non riuscendo più ad ospitare congressi di grandi dimensioni. La posta in gioco è alta: “Ogni anno che perdiamo, perdiamo occasioni incredibili e rischiamo di perdere posizioni a favore degli altri ma che poi non recupereremo più,” conclude Badaracco. La storia si ripete, ma l’urgenza di agire non è mai stata così pressante.






