Ticino e Grigioni

Grigioni, il tema dei permessi e del casellario giudiziale fa discutere

A una delle 4 persone con permesso B arrestate a Roveredo nell’operazione internazionale antimafia, la richiesta del permesso era stata negata in Ticino per i precedenti penali

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Permessi, differenze tra Grigioni e Ticino

SEIDISERA 10.03.2026, 18:00

Di: SEIDISERA - Michèle Volontè - John Robbiani / M. Ang. 

“Com’è possibile che una persona, ritenuta troppo rischiosa per ottenere un permesso in Ticino, venga invece accolta nei Grigioni?”. La domanda emerge dopo l’arresto delle 4 persone con permesso B a Roveredo, nell’operazione internazionale antimafia che si è svolta alla fine di febbraio. A una di queste persone, infatti, il permesso era stato negato in Ticino per i suoi precedenti penali. Oggi (ed è qui che sta la novità) il governo retico ha detto che occorre valutare la possibilità di adattare la prassi sui permessi, a livello federale.

La posizione dei Grigioni

È Peter Peyer, il consigliere di Stato grigionese a capo del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità, a rispondere alle pressioni giunte dal Comune di Roveredo. “Questa è una legge che ha fatto la Confederazione e ogni Cantone non può fare come vuole. Bisogna rispettare la legge federale. Ma forse, a livello nazionale, si può vedere se c’è bisogno di una modifica di questa legge”.

Peter Peyer si riferisce alla procedura che riguarda i rilasci dei permessi di dimora. Nei Grigioni, come negli altri cantoni, tranne il Ticino, non vengono richiesti sistematicamente gli estratti del casellario giudiziale ai cittadini dell’Unione Europea. Alla Svizzera non è consentito consultare i casellari senza motivo. Ai richiedenti e ai loro familiari il permesso può essere negato solo se il comportamento della persona in questione rappresenta un pericolo reale e grave per l’ordine pubblico. Da una semplice ricerca in rete, però, emerge che l’uomo a cui era stato negato il permesso in Ticino (ma non nei Grigioni), aveva un passato criminale. “È importante avere le risorse: le persone che possono fare queste indagini, per esempio. D’altra parte è anche importante vedere il collegamento tra Cantoni e polizia, che è un problema al momento. Non abbiamo la base per fornire informazioni da una polizia cantonale all’altra. Questo è un grande passo che dobbiamo fare non solo nei Cantoni, anche su base nazionale”.

La prassi ticinese dal 2015

“I cantoni non possono fare quello che vogliono” dice Peter Peyer. “Bisogna rispettare la legge federale”. Il riferimento probabilmente è ai vicini ticinesi, che invece dal 2015 chiedono sistematicamente il casellario giudiziario agli stranieri che chiedono il permesso di domicilio. È una scelta politica, visto che questa prassi potrebbe cozzare contro il concetto di libera circolazione. SEIDISERA ha intervistato in proposito il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi. “Questa misura non l’abbiamo mai abbandonata perché ha sempre dimostrato la sua bontà. Mai nessuno l’ha messa in discussione - dice Gobbi -. Le esperienze del passato, in cui c’era la semplice autocertificazione, hanno palesato tutti i loro limiti, soprattutto quando l’obiettivo è accogliere sul nostro territorio persone che danno un contributo alla crescita socio-economica e non un danno a livello economico e criminale”.

Il confronto tra cantoni

Ancora settimana scorsa, al Dipartimento di giustizia del Canton Grigioni, quando veniva chiesto loro come mai non facevano come in Ticino, come mai non chiedevano i casellari, rispondevano che non potevano, perché questo è contrario alla legge sulla libera circolazione. A questo riguardo Gobbi sottolinea: “Noi lo chiediamo a tutti, quindi non solo a coloro che sottostanno all’accordo sulla libera circolazione. Sicuramente il Canton Ticino è stato maggiormente esposto a questo fenomeno. Il resto della Svizzera ha sempre dormito sonni tranquilli, in maniera secondo me illusoria. Chi vuole approfittare di un sistema, chi vuole nascondersi nelle maglie di un sistema, in Svizzera può farlo. Il Canton Ticino ha scelto di non farlo. Crediamo e siamo convinti che sia uno strumento non contro l’immigrazione, ma contro l’immigrazione o l’entrata sul nostro territorio di persone che hanno avuto dei reati o dei precedenti penali gravi, che quindi creano un possibile rischio al futuro della nostra nazione. Recentemente ne hanno parlato tutti dei coniugi Moretti a Crans-Montana. Questo è l’esempio. Non parliamo solo della realtà italiana, parliamo anche della realtà francese, piuttosto che della realtà di non so dove”.

Tra l’altro il Canton Grigioni dice che manca anche una comunicazione tra cantoni. “Fortunatamente abbiamo già in agenda un incontro istituzionale tra i due Governi - indica Gobbi -, quindi martedì prossimo saremo a Coira. Tematizzeremo anche questo tema. Sappiamo che i territori del Grigione italiano spesso diventano un rifugio in cui determinate figure professionali o di persone vanno quando il Canton Ticino dice di no. Lo abbiamo visto con i fiduciari e lo abbiamo visto in questo caso, purtroppo anche con i criminali”.

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Inchiesta antimafia, dopo Roveredo tocca Canobbio

Il Quotidiano 05.03.2026, 19:00

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