Ticino e Grigioni

L’immunità di Sergi e Pronzini sui banchi del Parlamento

Il Gran Consiglio esamina il caso di due suoi membri, accusati di calunnia - Ecco su quali principi si basa la tutela dei parlamentari e per quali reati si applica

  • 23 marzo, 06:00
  • 23 marzo, 07:31
I due deputati nell'aula parlamentare
04:12

SEIDISERA del 22.03.2026 L’immunità di Sergi e Pronzini sui banchi del Parlamento - Servizio di Marcello Ierace

RSI Info 22.03.2026, 18:27

  • tipress
Di: SEIDISERA - Marcello Ierace / pon  

Una richiesta di revoca dell’immunità di due granconsiglieri arriva sui banchi del Parlamento ticinese questo lunedì, all’inizio della sessione di marzo. “Preavviso sulla richiesta di revoca dell’immunità parlamentare dei deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, in relazione alla querela penale sporta nei loro confronti da Swiss Anesthesia Solutions SA, Cristina Maderni, Claudio Camponovo e Sabrina Aldi, con riferimento a espressioni da questi ritenute lesive dell’onore contenute nell’interrogazione n. 115.25, presentata dai deputati in data 17 giugno 2025”, recita il primo punto all’ordine del giorno. I due esponenti del Movimento per il socialismo sono accusati di calunnia, nel contesto del “caso Hospita”.

Ma al di là del loro caso specifico, su cosa si basa l’immunità? Il principio secondo cui chi siede in un Legislativo può non essere perseguito per determinati reati non è scontato di per sé e neppure applicato in modo uniforme in Svizzera. Ciò significa che la situazione oggi vigente in Ticino può essere soggetta a modifiche. E così infatti è successo, anche nel recente passato. Sia in maniera estensiva, e qui pensiamo ad esempio alla decisione del Gran Consiglio nel settembre 2024 di concedere l’immunità anche ai consiglieri comunali, sia in maniera restrittiva. Fu il caso della riforma del 2010, con cui il Parlamento ha introdotto la possibilità di revoca dell’immunità su esplicita richiesta del ministero pubblico. Anzi addirittura si arrivò a chiedere la completa cancellazione dell’immunità parlamentare. Era il 2016 e a firmare la proposta, tramite un’iniziativa parlamentare, fu il deputato del Partito liberale radicale Matteo Quadranti.

“Mi aveva spinto il fatto che vedere crescere questo fervore, questa magari anche arroganza per certi versi, dell’attività parlamentare”, ha spiegato l’interessato ai microfoni della RSI. “Il fatto di essere tutelati dall’essere perseguiti per diffamazione consentiva di andare anche un po’ sopra le righe. Credo che l’attività parlamentare possa essere svolta sollevando anche dubbi e sospetti ma rimanendo nell’ambito della forma e dell’educazione senza per forza attribuire ad altri comportamenti illeciti”.

Proprio dalla riforma del 2010, i granconsiglieri restano tutelati dall’accusa di diffamazione, ma per la calunnia la revoca è possibile, e l’ultima parola spetta proprio ai colleghi in Parlamento. Qual è la differenza fra i due reati? A rispondere è sempre Quadranti, in veste di avvocato: “La calunnia è accusare qualcuno di un atto illegale sapendo che non è vero. Diffamazione è dare a qualcuno per esempio del ladro, ma avendo indizi o sospetti. Se uno dimostra di aver avuto elementi per pensare che... può essere assolto da quel reato. La calunnia è più grave perché la si fa con l’obiettivo di danneggiare la reputazione di qualcuno”.

Cosa risponde Quadranti a chi ritiene che questa immunità sia un privilegio della politica, che si autotutela? “La si mantiene perché si ritiene che il politico debba essere più libero, magari, di altri, di sollevare questioni delicate e scoperchiare qualche scandalo”.

Di riflesso, se il Parlamento togliesse l’immunità in questo caso, non bisogna temere che il politico sia meno libero di agire? “Posso capire che questo sia un tema in alcuni casi”, ha risposto il deputato del PLR, “Ci sono Paesi dove se non c’è un minimo di tutela del parlamentare i rischi di ripercussioni sono più grandi. Questo tema a livello cantonale e svizzero lo vedo più difficile”.

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