Con l’approvazione, da parte del Governo ticinese, del regolamento per la nuova Legge GioCo (in vigore dal prossimo 1° marzo), quest’ultima ha quindi tutte le carte in regola per partire. Si tratta di una legge per i giovani e per le colonie, che garantisce un sostegno concreto a progetti ideati e realizzati dai giovani e per i giovani in diversi ambiti: sociale, culturale, ambientale e politico.
A disposizione ci sarà un milione di franchi in più all’anno per i prossimi tre anni. I finanziamenti passeranno quindi dai 2 milioni ai 3 milioni. “In un momento così delicato e di difficoltà a livello mondiale, penso che sia un segnale di riconoscimento della realtà giovanile, afferma ai microfoni del Quotidiano il capo dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani Marco Galli.
Oltre a sostenere i progetti, la legge “vuole coinvolgere di più i Comuni”, aggiunge Galli. In particolare il coinvolgimento riguarda l’offrire degli spazi per le attività dei giovani. “In più si permetterà di fare anche delle attività di accompagnamento, di mentorato, di prevenzione e di ricerca”.
Tra i requisiti per i progetti: avere un progetto pedagogico
“Forse il punto più innovativo di questa nuova legge, e del conseguente regolamento, è l’introduzione del progetto pedagogico quale requisito per poter a questa legge e ai finanziamenti”, indica Paolo Bernasconi, segretario generale dei Centri d’esercitazione ai metodi dell’educazione attiva (Cemea).
Progetto pedagogico che definisce non tanto cosa si fa in quell’attività o colonia, ma come lo si fa: su quali principi è costruita e quali valori vuole veicolare. “Il giovane che si ritrova poi in colonia non accudisce solo dei bambini, ma fa cittadinanza attiva al 100% e diventa un adulto consapevole, che si assume delle responsabilità e che diventa anche critico ma in modo costruttivo rispetto alla società”, sottolinea Bernasconi.
Una legge creata anche dai giovani
La Legge GioCo, approvata dal Gran Consiglio lo scorso 12 giugno, è frutto anche di un processo partecipativo: “Ha coinvolto dai giovani ai professionisti che lavorano nelle politiche giovanili da sempre”, spiega Bernasconi.
“È stato bellissimo vederli lavorare per cercare di capire quali potessero essere degli articoli per la legge e grazie all’apporto di tutti si è riusciti in soli due anni ad arrivare anche al regolamento”, gli fa eco Marco Galli.

Il Quotidiano
Il Quotidiano 13.02.2026, 19:00






