La scelta di far parte di uno Stato fondato sul desiderio di imporsi padroni in casa propria è il significato di essere svizzeri. Ignazio Cassis, in occasione delle celebrazioni per la festa nazionale a Lugano, ha aperto il suo discorso definendo il suo concetto di appartenenza alla patria. In giornata, il ministro degli esteri ha anche parlato a Monteceneri, dopo essere stato ospite martedì a Rorschach, nel Canton San Gallo.
Ripercorrendo alcuni avvenimenti storici riguardanti il Ticino, come i “moti di Lugano” del 1798, il consigliere federale ha risposto al quesito "perché i ticinesi volevano essere svizzeri e non italiani? Perché i romandi non sono francesi e perché gli svizzeri-tedeschi non sono tedeschi?".
Secondo il capo del Dipartimento affari esteri, la Svizzera è una nazione nata dalla volontà comune di difendersi contro poteri esterni, ma che oggi è confrontata con tanti compromessi fra regioni e sensibilità diverse. Proprio per questo nella sua idea non può esistere alcuna politica estera che non sia appoggiata all'interno.
Cassis ha concluso ricordando il “privilegio” di rappresentare la cultura italofona in Consiglio federale: "Vorrei anche fungere da anello di collegamento tra Ticino e Berna, pur cosciente che si tratta un po' di una contraddizione. La peculiarità ticinese di voler essere a tutti i costi svizzeri, ma al contempo di volersi distinguere dal resto del paese, esiste ancora oggi".
ATS/YR/ARi
Ignazio Cassis a Lugano
Telegiornale 02.08.2018, 14:30






