Le guardie di confine svizzere hanno recentemente smantellato un vasto traffico internazionale di uccelli protetti, che coinvolgeva la Svizzera e diversi paesi europei. L’inchiesta, avviata nel novembre 2024, ha preso il via da un controllo doganale al traforo del Gran San Bernardo, dove tre uomini sono stati fermati mentre tentavano di introdurre illegalmente oltre 50 uccelli, il cui valore stimato si aggira intorno ai 100’000 franchi. I successivi controlli, estesi anche al canton Ticino nel 2025, hanno portato al sequestro di un’altra trentina di esemplari. Questo fenomeno, l’importazione illegale di animali protetti, è considerato dalle autorità un problema da non sottovalutare anche alle dogane ticinesi.
Alessandro Delorenzi, capitano della Dogana Sud, ha fornito un quadro più ampio della situazione nel territorio cantonale ticinese. “Per quanto riguarda il territorio cantonale ticinese - spiega al Quotidiano della RSI - posso dirle che per il 2025 si tratta nel complesso di una settantina di casi che comprendono diverse casistiche tra uccelli, pappagalli, tartarughe e anche dei pitoni, quindi dei rettili”.
Tutti questi animali sono protetti dalla normativa CITES. “CITES - precisa il veterinario cantonale Luca Bacciarini - di per sé è una convenzione che praticamente tutti gli Stati hanno firmato, dove si regola la movimentazione degli animali protetti da uno stato all’altro. Questo permette di combattere un commercio troppo intenso o illegale di questi animali”.
Ma come avvengono concretamente i controlli in dogana? “La legislazione - prosegue ancora Delorenzi - ci chiede di fare diverse tipologie di controlli. In modo particolare si tratta di verificare che le specie che sono protette da misure di protezione particolari, per esempio un divieto di commercio e importazione, non vengano chiaramente importate. E qui il cane gioca un ruolo particolarmente importante”.
Delorenzi aggiunge che esistono anche controlli rigorosi per specie non necessariamente minacciate di estinzione e verifiche richieste da stati confinanti. Questi controlli coinvolgono attivamente anche l’ufficio del veterinario cantonale, che ha il compito di proteggere e gestire gli animali sequestrati.
Il veterinario cantonale è coinvolto sia quando questi animali necessitano di una autorizzazione per la tenuta o il possesso, sia quando c’è un problema di protezione degli animali. Quindi, oltre al problema della protezione delle specie, c’è anche quello del singolo animale.
Gli animali sequestrati vengono poi affidati a zoo dotati di strutture di quarantena, dove possono essere tenuti separati dagli altri animali. In alternativa, possono essere dati a “persone singole con un contratto con Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAF)“, aggiunge Bacciarini. “Persone - conclude - che possono assicurare di avere sia le strutture ma anche le conoscenze per quelle specie, per tenerle in modo corretto”.







