''L'episodio contestato al mio cliente poggia sulla sabbia, per cui chiedo l'assoluzione perché il fatto non sussiste''. Termina con queste parole la lunga arringa difensiva dell'avvocato Giuseppe Sassi, legale del banchiere Michele Moor, uno dei 49 imputati, una ventina dei quali ticinesi, nel processo a Como, per riciclaggio di soldi provenienti da altro reato, quale l'evasione fiscale. Una arringa difensiva che ha chiuso la discussione, durata tre udienze.
L'attesa sentenza, però, è slittata al prossimo 14 febbraio. Il collegio giudicante ha rinviato la camera di consiglio che si annuncia lunga, in quanto dovranno esaminate 43 richieste di condanna e 6 proposte di assoluzione.
L'episodio contestato a Moor, per il quale l'accusa ha chiesto la condanna del banchiere ad un anno e dieci mesi, risale a 13 aprile 2005. Quel giorno, secondo il pm Mariano Fadda, sarebbe arrivata alla Banca Wangelin&Co di Lugano la somma di 100 mila euro, frutto dei reati di appropriazione indebita aggravata e false comunicazioni sociale ai danni di una immobiliari di Milano.
Per l’avvocato difensore di Moor non esiste la prova del reato presupposto, alla base del riciclaggio, perché i 100 mila euro depositati sul conto corrente al centro della vicenda provenivano da un'altra banca svizzera.
Anche l'avvocato Marco Mangia, difensore di Nicola Bravetti, personaggio cardine della vasta inchiesta per il quale l'accusa ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione, per il suo assistito ha formulato la richiesta di assoluzione piena, in quanto neppure le intercettazioni, rappresentano una prova.
Marco Marelli



