L’ipotesi del consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi di schierare i militi della Protezione civile nelle regioni di confine , per aumentare la vigilanza sul territorio e contrastare i furti nelle abitazioni, sorprende e stupisce i diretti interessati.
“Non siamo dei poliziotti e nessuno fino ad oggi ha contattato noi o i nostri colleghi di Mendrisio o di Lugano per discutere di un progetto simile”, dichiara sorpreso Raffaele Dadò che, da noi contattato, sottolinea: “Di principio noi non ci occupiamo di sicurezza”.
“Qualora questa idea dovesse prendere piede è bene ricordare che bisognerà definire nei dettagli il compito che dovremmo svolgere e la durata”, sostiene il comandante della PCi Locarno e Vallemaggiache che ricorda: “Organizzare un’iniziativa del genere richiede tempo e prima che ciò possa diventare realtà ci vorranno alcune settimane. Non solo, bisogna capire pure chi coprirà gli oneri di un impegno simile, che la PCi non ha mai affrontato in Ticino”.
“È vero, noi siamo un ente di appoggio alle organizzazioni di primo intervento e in caso di necessità potremmo anche dare il nostro contributo, ma prima di metterci al lavoro dobbiamo avere il nullaosta da parte delle autorità politiche regionali e qualora questa iniziativa dovesse diventare realtà bisognerà capire pure in che modo potremo garantire la sicurezza dei militi chiamati al fronte”, conclude Dadò.
Lino Bini






