Ricordare ottant’anni di attività con una rivista che non si legge ma si ascolta. È quello che ha fatto Unitas, l’associazione di auto-aiuto per ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana, fondata il 28 aprile del 1946 a Lugano. “Sono due ore e un quarto, dove passiamo in rassegna la nascita dei servizi, facendo sentire le voci di chi l’ha fatta”, spiega Franca Taddei, responsabile della biblioteca Unitas. Le registrazioni permettono quindi di ascoltare i racconti di chi ha contribuito allo sviluppo dell’associazione nel corso degli anni.

80 anni di Unitas e un futuro di progetti
Prima Ora 28.04.2026, 18:00
Dall’auto-aiuto all’inclusione
Nata come associazione di autoaiuto, Unitas ha evoluto nel tempo la propria missione. “Inclusione significa molto. Significa in particolare poter vivere pienamente la propria vita nella società”, afferma Fabio Casgnola, presidente dell’associazione. “L’auto-aiuto resterà sempre. Dovremo tener conto delle nuove forme di associazionismo e bisognerà quindi ricercare delle vie nuove”.
Il cambiamento dell’associazionismo ha però un impatto anche sulle finanze. Casgnola ammette: “Al momento abbiamo una difficoltà finanziaria, come vivono tutte le associazioni, e da questo punto di vista sarà uno sforzo continuo quello della ricerca dei fondi”.
Tecnologia: un aiuto anche nel mondo del lavoro
Il direttore Gian Luca Cantarelli guarda al futuro con ottimismo. “In fondo il passo successivo è il mondo del lavoro. E oggi, grazie anche alla tecnologia, è possibile accedere al mondo del lavoro, anche se si ha una disabilità visiva”.
La tecnologia offre strumenti concreti, come per esempio applicazioni per prendere un trasporto pubblico o muoversi all’interno di un negozio, evidenzia Cantarelli, che ricorda: “È importante avere qualcuno che le spieghi e le rende praticabili per tutto il giorno”.
Festeggiamenti fino all’autunno
Le celebrazioni per gli 80 anni dureranno fino all’autunno con un concerto, una giornata dedicata allo sport e altre attività. Tra le iniziative, anche una collaborazione con la SUPSI e Radio Gwen per la trasmissione “Ci vediamo dopo” con Lalitha Del Parente e Tommaso Mainardi. “Sicuramente parleremo delle quotidianità delle persone che ci vedono e di quelle che non ci vedono”, anticipa Del Parente. “E cercheremo di farlo anche in un modo un po’ leggero, un po’ divertente, un po’ accessibile anche ai vedenti”, aggiunge Mainardi.
L’obiettivo resta quello di integrare modi diversi di vedere e vivere la quotidianità.





