Il Parlamento ticinese si è chinato martedì durante gran parte della seduta sulla rigenerazione di sé stesso, verificando le tante modifiche proposte alla norma che ne regola il funzionamento. È stata infatti approvata con 49 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astensioni una revisione della legge sul Gran Consiglio, revisione che prevede cambiamenti utili per snellire e potenziare le varie attività e gli impegni del Gran Consiglio ma senza attuare cambiamenti radicali delle normative.
Si tratta in sostanza d’un affinamento utile per riordinare il tutto e rendere le dinamiche parlamentari più rapide e chiare, eliminare alcune ambiguità, accelerare i tempi tecnici di trattamento delle iniziative e offrire più autonomia ai servizi del Gran Consiglio.
Tra le peculiarità che caratterizzano tale revisione, troviamo la limitazione del tempo di parola (che ha trovato l’ostilità dei Verdi, per esempio), una definizione chiara e sintetica dei diritti e doveri dei deputati, i rapporti con il Governo, strumenti parlamentari, elezioni e destituzioni, oltre alle delibere e ai servizi stessi del Parlamento.
La notevole mole di lavoro svolta sinora dalle commissioni per portare a compimento l’arduo lavoro di rielaborazione della normativa ora vigente ha causato ovviamente ritardi che alcuni gruppi politici non hanno evitato di stigmatizzare. Vero è che per entrare nel merito di tale questione i granconsiglieri si sono espressi sull’arco di alcune ore prima di votare, esaminando pure con precisione di farmacista una quindicina di emendamenti di ogni natura e rimanendo sorpresi in molti per la messa in sospeso di una modifica al testo la cui approvazione risaliva al 2012, in relazione alla quale il relatore Fabio Bacchetta Cattori ha spiegato che ciò è avvenuto per "ragioni tecniche" e non c'è manipolazione.
Modifiche "in sospeso", l'intervento del relatore, Fabio Bacchetta Cattori
RSI Info 24.02.2015, 19:01
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In tale fase è pue sorto il problema legato al fatto che il Governo ha modo di ricevere i verbali delle commissioni, il che per molti parlamentari non ha senso e va contro la discrezione. Manuele Bertoli in proposito è intervenuto ricordando che questa volontà di bloccare il passaggio verso l’Esecutivo serve solo per complicare rapporti "già non certo al top" tra ministri e Legislativo, come ha ricordato il presidente del CdS. E intanto l’importante riforma delle commissioni è già stata rimandata alla prossima legislatura.
Red. MM/EnCa
Dal Quotidiano
CSI 18.00 del 24.02.2015 - Il servizio di Michele Rauch
RSI Info 24.02.2015, 19:05
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