È giunta finalmente al termine la vicenda giudiziaria legata alla disgrazia del Ponte Rosso di Biasca, che il 3 ottobre del 2006 costò la vita a un’automobilista di 63 anni, travolta da una colata di detriti scesa dal riale Vallone.
La Corte dei reclami penali ha respinto infatti l’istanza inoltrata contro il nuovo decreto d’abbandono firmato in agosto dal procuratore pubblico Nicola Respini, che per la seconda volta non aveva ravvisato responsabilità penali: né per l’ipotesi di omicidio colposo, né per il reato di franamento. Di parere diverso i famigliari della vittima, secondo i quali si sarebbe potuto e dovuto realizzare prima le opere di messa in sicurezza del riale.
Il reclamo, presentato dal legale del figlio della donna, Emanuele Verda, chiedeva in sostanza la riapertura del caso e la promozione dell’accusa contro i funzionari del Dipartimento del territorio. La CRP l’ha ritenuto però irricevibile, considerando prescritta l’azione penale. Verda, da noi contattato, ha escluso l’eventualità di un ricorso al Tribunale federale. L’abbandono diventerà dunque definitivo.
“Prendo atto di come lo Stato, chiamato ad accertare in ambito penale le proprie responsabilità nella morte di Laura Columberg, non vi abbia provveduto, lasciando prescrivere l’azione penale e privando gli eredi della possibilità di avere giustizia, che in Svizzera passa da tre gradi di giudizio – ha commentato Verda. Non credo comunque che finirà qui. Gli eredi citeranno lo Stato di fronte alla giustizia civile, confidando in altre modalità nel condurre il procedimento.”
Francesco Lepori







