Si dice preoccupato il ministro delle Istituzioni ticinesi Norman Gobbi da quanto emerso nell’inchiesta dei domenicali Le Matin Dimanche e SonntagsZeitung, secondo cui Qais Bin Hamid, leader della milizia libica Ansar al-Charia, gruppo vicino all’ISIS e il fratello avrebbero aperto conti bancari nonché due società petrolifere a Lugano.
I due, tramite un intermediario libico residente in Ticino dagli anni ’90 dopo che era scappato dal regime Gheddafi, avrebbero fatto curare cittadini libici in note cliniche private elvetiche.
Sentito dal TG il Consigliere di Stato Norman Gobbi spiega che “se quanto emerso dovesse trovare riscontro significherebbe che quei sensori sul territorio che devono funzionare all’interno delle istituzioni non solo di polizia o di sicurezza, ma anche sanitarie, non hanno funzionato come dovrebbero”.
Dalle informazioni raccolte nelle cliniche private elvetiche non sarebbero stati curati solo familiari o conoscenti dei capi jihadisti, ma tra l’oltre quarantina di cittadini libici vi sarebbero anche combattenti jihadisti feriti in guerra, i quali sarebbero arrivati in Svizzera spacciandosi da impiegati presso società petrolifere o del governo Libico.
Secondo i due domenicali, in Italia le autorità starebbero indagando sulle transazioni sospette nella Confederazione. In Svizzera invece né i fratelli né l’intermediario libico che vive in Ticino sarebbero oggetto di inchieste.
Mattia Pacella/TG


