La Giustizia Riparativa è un approccio complementare alla giustizia penale che prende in considerazione la dimensione umana delle persone implicate (vittima o autore) e mira a creare un terreno d’ascolto e incontro fra vittime e autori, con l’ausilio di mediatori e mediatrici, formati sul trauma.
Joan Hartmann ha subito un’aggressione violenta da parte del suo ex-compagno che le ha sconvolto la vita. Malgrado l’autore sia stato incarcerato, il percorso per ricostruirsi è stato arduo sin dalle prime fasi. Si sarebbe aspettata più ascolto e meno giudizio, da parte di ospedali e istituzioni. Anche Jean-Daniel, guardia carceraria che ha subito un drammatico tentativo di evasione, ha avuto l’impressione di non essere stato ascoltato né capito, nemmeno da conoscenti e famiglia.
Malgrado pene e sanzioni, quali sono le carenze della giustizia penale nell’ottica della vittima? Secondo la Professoressa Annamaria Astrologo, dell’Istituto di Diritto dell’USI, la giustizia penale non da spazio alla vittima, lo Stato in qualche modo si sostituisce a lei e non si prende a carico le relazioni con la famiglia, la comunità, oltre che fra autore e vittima. Lascia quindi scoperti dei campi e questo può lasciare aperte le ferite.
Concorda l’ex-procuratore generale Bruno Balestra. Conferma che, nella sua lunga carriera di magistrato ha maturato l’idea che spesso i processi si concludano con un sentimento di ingiustizia, anche se il verdetto è corretto e che tutti abbiano dato del loro meglio. Balestra specifica che non è tanto un riconoscimento dei fatti per attribuire delle colpe, ma un riconoscimento delle persone, fra di loro, nella condivisione di una sofferenza comune, guardata da punti di vista opposti - quello di chi ha agito e quello di chi ha subito - Quando chi ha agito sente risuonare la sofferenza che ha provocato, comincia anche lui a soffrire e comincia a rendersi conto di quello che ha fatto. E chi ha subito, invece, vede che la propria sofferenza è riconosciuta, capisce che l’altro l’ha ascoltato.
Roberta Schaller, giurista e criminologa esperta in trauma, spiega alle telecamere di Falò che la violenza ha un impatto molto forte sull’identità di una persona, la frantuma in mille pezzi. Le persone che hanno subito violenza, non sanno più chi sono, non si riconoscono più, non credono più a niente. Quindi è un impatto, una frattura enorme. Con l’aggressione la vittima perde il controllo sulla propria vita . Nascono domande come “perché io?”, “ho provocato l’aggressione?” “ Cosa potevo fare per evitarla?”. Domande alle quali a volte solo l’aggressore diretto o di un reato simile può rispondere.
Claudia Christen è criminologa e presidente del Forum Svizzero di Giustizia Riparativa ( Swiss rJ Forum) . Al Carcere di massima sicurezza di Lenzburg ha messo a punto dei progetti pilota che implicano l’incontro fra vittime e autori di crimini violenti. Si occupa della preparazione di vittime e autori n vista dell’incontro, sia sotto forma bilaterale che in un cerchio di parola. La sfida è creare uno spazio sicuro, dove ogni persona possa esprimersi, essere ascoltata, non essere giudicata, in modo che l’incontro possa avvenire. Non è per tutti, ci vuole coraggio, sia da parte delle vittime che da parte degli autori che si devono confrontare con la violenza inflitta. I facilitatori in giustizia riparativa come Claudia Christen devono creare le condizioni perché vittima e autore possano attuare il processo di trasformazione. E come testimoniano Sam e Peter, autori di gravi crimini di sangue, questo approccio aiuta a prendere consapevolezza, a cambiare punto di vista e trovare una nuova postura interiore per riprendere in mano la propria vita, fuori dalla spirale di violenza.
Non è la bacchetta magica, ci vuole tempo per le vittime e non implica sconti di pena per gli autori. Ma uno studio britannico ha stabilito che ogni sterlina investita nella Giustizia Riparativa, fa risparmiare tre sterline alla Giustizia Penale, dovuta a meno casi in assistenza, meno recidive, meno terapie, più persone in controllo della propria vita e quindi di nuovo parte della società.
Joan ha sentito l’esigenza di incontrare il suo aggressore in carcere e - supportata da Roberta Schaller- ha ripreso in mano la sua vita. Frequenta l’università, ha fondato un gruppo d’ascolto per le vittime e si avvale di una rete di collaborazioni.
Anche Jean-Daniel ha ripreso in mano la sua vita, grazie al percorso intrapreso con Claudia Christen.
In Ticino è partito il progetto Atena, focalizzato sulle vittime di violenza domestica. Mentre a livello svizzero si sta elaborando una bozza di legge che permetterebbe integrare la Giustizia Riparativa nel nostro sistema penale.
Nazioni Unite e Consiglio d’Europa raccomandano la Giustizia Riparativa. Se sempre più stati la integrano nel loro sistema penale assisteremo forse ad un cambio di paradigma.








