I genitori della diciottenne italiana morta nell'agosto 2016 a causa di una leucemia sono stati prosciolti dall'accusa di omicidio colposo. I due avevano deciso di non sottoporre la figlia alle "tradizionali" cure chemioterapiche in Italia e si erano rivolti all'ospedale di Bellinzona per seguire delle cure alternative, in virtù della libertà di scelta che esiste nella Confederazione.
Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Padova ha stabilito che il fatto non costituisce reato e che i genitori hanno agito in buona fede. "Malgrado tutti i nostri sforzi, sia la paziente che i genitori hanno continuato a rifiutare qualsiasi terapia chemioterapica", aveva dichiarato in un comunicato l'Ente ospedaliero ticinese, all'indomani della morte della giovane, che aveva scosso l'opinione pubblica.
"In Svizzera, se maggiorenni (più di 16 anni, ndr) esiste la libertà di cura. Ovvero ogni paziente può rifiutare una terapia curativa, per una palliativa", aveva spiegato Franco Denti, presidente dei medici del canton Ticino.
ANSA/eb






