Li abbiamo attesi sognando vittorie e paesaggi esotici. Li abbiamo seguiti vivendo emozioni. Subendo delusioni. L'amarezza della sconfitta compresa. Abbiamo sgranocchiato di tutto sul divano di casa o bevuto di tutto nelle piazze di centinaia di città. Ci siamo illusi che la metafora della vita potesse essere, ancora come allora, quella di un bimbo che insegue un pallone.
Tutto questo, da ieri sera, è storia. Storia del Mundial 2014. Quello che ha fatto dimenticare al Brasile e ai brasiliani il Maracanazo del 1950, quello che ha tolto agli svizzeri, a due minuti dalla fine dei supplementari, il sogno di giocarsi ai rigori, con l'Argentina, l'accesso ai quarti di finale. A ottobre i brasiliani si recheranno alle urne e già mercoledì, a Fortaleza, non si parlerà più di calcio, ma vi sarà il summit del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina). Loro: i paesi emergenti. Tra Gaza e Israele, intanto, proseguiranno gli attacchi e la conta dei morti mentre nel Mediterraneo, disperati d'ogni dove, continueranno a morire.
Non più palloni. Non più lustrini, olas e inni nazionali. Non più. Fino alla prossima volta e, nel frattempo non ci resta che... imparare a volare.
m.c.






