Ticino e Grigioni

Scegliere se e come farsi curare, conosci le direttive anticipate?

L’autodeterminazione in ambito medico e sanitario è una possibilità che esiste in Svizzera da 13 anni - L’approfondimento

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I diritti di scelta del paziente
09:07

Scegliere se e come farsi curare

Il Quotidiano 06.03.2026, 19:00

  • RSI
Di: Il Quotidiano - R. Carobbio - G. De Falco / M. Ang. 

Esiste in Svizzera da 13 anni ma ancora non è conosciuta da tutti. È l’autodeterminazione in ambito medico e sanitario. Per legge, ogni persona capace di discernimento ha il diritto di scegliere se e come farsi curare. Un tema delicato, che il Quotidiano della RSI ha approfondito anche attraverso le interviste raccolte venerdì.

Uno strumento per mantenere il controllo

“Secondo me lo scopo della direttiva anticipata è permetterti di avere il controllo su quello che sarà il tuo futuro, in qualsiasi momento. In definitiva di garantirti la vita, anche se può sembrare un controsenso. Poterlo fare in una situazione di tranquillità e lucidità, senza caricare la responsabilità su altri (in quel momento, per esempio, la famiglia è confrontata con altre urgenze rispetto alla tua situazione), ti permette di lasciare istruzioni che siano chiare e soprattutto garantirti quella dignità e quella possibilità di poter dire la tua anche in seguito. Cosa che, in una situazione di emergenza, potrebbe non essere così facile da garantire”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI, Antonio Civile, reduce da una “malattia complicata”.

Cosa prevede la legge

Tredici anni fa l’articolo 370 del Codice civile svizzero sulle direttive del paziente o anticipate è stato introdotto proprio per rafforzare l’autodeterminazione in ambito sanitario. Stabilisce che ogni persona capace di discernimento ha il diritto di decidere a quali trattamenti e terapie vuole o non vuole essere sottoposta nel caso non fosse più in grado di esprimerlo. Sancisce anche il diritto di designare il proprio rappresentante terapeutico, ossia una persona che si faccia portavoce di queste volontà. Le direttive anticipate non sono definite una tantum. Si possono modificare tutte le volte che lo si ritiene necessario.

Un cambiamento culturale ancora in corso

“L’impatto che ha avuto questa decisione a livello legislativo è ancora un poco marginale nella nostra pratica clinica. Per dare qualche dato negli studi che abbiamo, circa un quinto dei pazienti che si reca in pronto soccorso ha delle direttive anticipate, probabilmente perché è un cambiamento culturale che necessita di più tempo”, dice Michele Bedulli, presidente della Commissione di etica clinica dell’EOC (Ente Ospedaliero Cantonale).

Deborah Stacchi, responsabile del servizio di consulenza sociale Pro Senectute Ticino e Moesano, registra interesse, “ma c’è anche un poco di reticenza nel fare questo primo passo e nel portare avanti la combinazione. Magari le persone partecipano anche alle conferenze, ai momenti informativi ma poi trova difficile fare il passo di compilare i documenti - spiega . Magari alla prima lettura del documento si vedono domande molto specifiche, soprattutto nell’ambito della salute. Sono temi che noi suggeriamo di affrontare con le persone di riferimento dell’ambito della salute. Sono temi difficili, non si tratta solo di apporre una crocetta”.

Le domande da affrontare

Cosa rende oggi la mia vita degna di essere vissuta? Qual è il mio atteggiamento di fronte alla morte? Desidero che venga praticata la rianimazione? Sono alcune delle domande poste nei formulari per le direttive anticipate. Online si trovano versioni più o meno articolate di vari enti e associazioni ma è anche possibile redigerle di proprio pugno. Devono in ogni caso essere datate e firmate. E ovviamente devono essere reperibili in caso di necessità. Croce Rossa Svizzera ha segnalato alla RSI che nel 2025 la sua pagina dedicata al tema è stata la più visualizzata: oltre 72’000 utenti, ma nelle varie sedi regionali le consulenze sono state circa 500. Pro Senectute, invece, offre ai suoi associati momenti informativi come conferenze o atelier in piccoli gruppi, oltre alle consulenze individuali. “L’aspettativa delle persone che vengono in consulenza a volte è di uscire da una consulenza di 45 minuti- un’ora con il documento compilato. Purtroppo non riusciamo a dare un seguito positivo a questa aspettativa, non per mancanza di volontà ma proprio perché sono temi che richiedono una riflessione. È un percorso”, dice Stacchi.

Formulari: meglio brevi e chiari

Sandro Bonetti, medico di famiglia, spiega che ci sono diversi tipi di formulari: “Li propone la Croce Rossa, la FMH... Trovo che siano formulari a volte un poco lunghi ma mi rendo conto che contengono aspetti anche molto importanti. Però hanno il difetto di scoraggiare una buona parte dei pazienti, che magari cominciano di buona lena e sono anche motivati. E alla terza, quarta pagina cominciano a mettere in dubbio di proseguire nella direttiva anticipata. Ci sono formulari, anche online, disponibili gratuitamente, molto più corti, con temi che sono prettamente medici e quindi anche più adatti per essere discussi col proprio medico. Da quando abbiamo questo genere di formulari, abbiamo fatto un passo avanti e riesco a redigere direttive anticipate con un numero maggiore di pazienti”, dice Bonetti.

Antonio Civile sottolinea che la decisione di scrivere nero su bianco “è arrivata dopo l’arrivo di una malattia complicata. In realtà, in famiglia, di quelle che erano le volontà, le richieste, si parlava da tempo, con la moglie, coi figli. Anche scherzandone, a volte. Perché si voleva essere tutti in chiaro sulle nostre esigenze, non solo le mie (anche del resto della famiglia chiaramente), però in primo luogo le mie. Poi a un certo punto è arrivata la necessità di averle nero su bianco, perché poteva capitare in qualsiasi momento di non essere più in grado di dirlo a voce”.

Il ruolo del medico di famiglia

Bonetti sottolinea che i pazienti di tutte le età accettano bene di discutere di questo tema. “Un 70-80% delle persone a cui propongo di redigere insieme le direttive anticipate, poi accettano. Richiede tanto tempo, però non è mai tempo sprecato. Ci sono pazienti che mi hanno chiesto se voglio essere anche il rappresentante terapeutico, ad esempio, perché non vorrebbero dare questa incombenza ai loro familiari e ai loro cari. È chiaro che questo crea un legame che è ancora più profondo rispetto a prima. Penso che siano tanti i medici di famiglia che non hanno ancora l’abitudine di proporre la redazione di questo documento ma credo che i medici di famiglia siano quelli che devono fare lo sforzo di portare questo documento nel modo più ampio possibile alla popolazione”.

Formazione e futuro

Bedulli sottolinea che la formazione dei nuovi medici passa attraverso corsi in etica clinica e pianificazione anticipata delle cure. “Il Consiglio federale ha formato un gruppo ad hoc organizzato dall’Accademia svizzera delle Scienze mediche e dall’Ufficio federale della Salute pubblica... si formeranno sempre più persone. Sempre più medici curanti saranno in grado di fornire consigli, aiutare i pazienti a prepararsi, ad anticipare le domande che potrebbero essere poste, per esempio, in una medicina acuta, in un ospedale, nel caso venissero ricoverati”.

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