Lo spirito dell’altruismo resta, cambia solo il luogo. Ora chi donava sangue a Locarno lo farà al Centro La Torre di Losone, un martedì al mese. Una sede più contenuta, frutto di un ridimensionamento che deriva anche dall’evoluzione della medicina moderna.
“Si usa meno sangue, sia a livello internazionale che nazionale, si riesce a trasfondere meno. Si cerca di farlo veramente solo quando è necessario”, dice ai microfoni del Quotidiano Mauro Borri, direttore operativo del Servizio trasfusionale della Svizzera italiana. Questo perché, spiega, “nuovi farmaci, nuove tecniche chirurgiche, maggiore attenzione permettono effettivamente di dover distribuire meno prodotti che derivano dal sangue”.
In Ticino, negli ultimi tre anni, le donazioni sono scese di oltre 1’600 unità. Non perché manchino i donatori ma perché - semplicemente - ne servono di meno. Il bisogno conosce però dei picchi, come sottolinea Borri: “Abbiamo comunque sempre una grande necessità di donatori, soprattutto nei momenti più critici, come in questi giorni, dove abbiamo una grande richiesta di prodotti. È perciò importante che i donatori siano disponibili, e lo sono, così da poterli convocare quando ce n’è bisogno”.
I canali usati dal Servizio trasfusionale per prendere contatto sono molteplici: c’è la tradizionale telefonata, ma le persone vengono raggiunte anche con invii di email e SMS. “Abbiamo anche un sito, donatori.ch, nel quale si trova un barometro che in tempo reale ci dà la riserva a disposizione. Il donatore può in qualsiasi momento registrarsi e riservare la propria sedia per la donazione”.

Il barometro delle scorte
A conti fatti, di donatori ne servono dunque in ogni caso e il timore che, con lo spostamento a Losone, qualcuno si scoraggi, sembra smentito dai pareri raccolti dal Quotidiano. La nuova sede del Centro La Torre è messa a disposizione dalla Parrocchia di Losone. “Il Consiglio parrocchiale ha aderito favorevolmente a questa richiesta della Croce Rossa perché riteniamo che sia un atto dovuto”, afferma Silvano Beretta, presidente del Consiglio parrocchiale. “Donare il sangue vuol dire anche salvare vite. Si tratta perciò di uno scopo dall’alto valore umano”.
Una trasfusione? Solo se strettamente necessaria
Il sangue resta dunque una risorsa importante, ma perché si trasfonde meno? SEIDISERA lo ha chiesto ad Andrea Saporito, primario di anestesiologia all’Ente ospedaliero cantonale (EOC) e membro di un gruppo di lavoro dedito a modelli di cura volti a ridurre le trasfusioni. “C’è effettivamente una diminuzione, specialmente nella medicina chirurgica. Le nuove evidenze scientifiche depongono verso un maggior rischio di complicanze nei pazienti che devono sottoporsi a una trasfusione sanguigna”. Trasfondere, prosegue Saporito, “è come fare un trapianto d’organo e induce nell’organismo del ricevente tutta una serie di modificazioni a livello fisiologico che non sempre sono positive. Quindi la filosofia attualmente è quella di riservare la trasfusione esclusivamente ai pazienti per i quali sappiamo con certezza che questa è strettamente necessaria per poter migliorare l’apporto di ossigeno ai tessuti”.
Per sopperire alla trasfusione, continua lo specialista, “si fa uno screening di tutti i livelli nel sangue per capire se c’è un’anemia soggiacente, magari non nota prima. Per poi trattarla in modo da migliorare l’emoglobina del paziente prima dell’intervento. Questo riduce il rischio di dover poi trasfondere”.

La chiusura della sede fissa del Centro trasfusionale di Locarno
SEIDISERA 20.07.2026, 18:00
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