Martedì, in piazza Simen a Bellinzona, si è tenuto un presidio femminista organizzato dal collettivo “Io l’8 ogni giorno”. L’iniziativa è nata in risposta al femminicidio di Faido del 9 luglio scorso.
Davanti alla panchina rossa, simbolo della lotta contro la violenza domestica, si sono radunate diverse decine di persone. La panchina è stata decorata con scarpe rosse e adesivi che riportano le date dei femminicidi.

A Bellinzona il presidio femminista contro il femminicidio
SEIDISERA 21.07.2026, 18:00
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Il terzo femminicidio dell’anno in Ticino
Lo scorso 9 luglio una donna di 56 anni è stata uccisa a Faido, fuori dalla clinica di riabilitazione, dall’ex marito. L’uomo è poi morto nell’esplosione di Leontica. Si tratta del terzo femminicidio in Ticino dall’inizio dell’anno, il 17esimo in Svizzera.
“Riconoscerli come femminicidi”
Il messaggio del presidio è chiaro: questi crimini vanno riconosciuti come femminicidi, una forma di violenza strutturale che richiede una risposta politica adeguata. Gli organizzatori hanno chiesto anche l’istituzione di un registro federale dei femminicidi, che attualmente manca.
La testimonianza dei familiari
Al presidio hanno partecipato anche i familiari della donna uccisa a Gnosca dal marito lo scorso febbraio. La cognata ha preso la parola leggendo uno scritto, come aveva già fatto la figlia della vittima durante il presidio di febbraio. Il femminicidio - ha detto - non è un crimine individuale, c’è una responsabilità collettiva. “Quello che preme tantissimo a noi familiari è anche essere vicini alla famiglia della donna di Faido, perché si è profondamente soli in queste situazioni. Non ci sono parole, quindi la gente si allontana. E poi la giustizia ha tempi infiniti”, ha spiegato ai microfoni di SEIDISERA della RSI.
“La politica deve agire”
“Per noi la cosa più complicata è andare avanti. È un evento che ha segnato tutti noi e dal quale non ci si rialza. Quanto accaduto il 9 luglio è stato un ritorno molto doloroso”, ha continuato la donna. “La lotta continua. La politica si deve muovere. Oggi vogliamo ripetere ai politici che devono veramente agire e smettere di parlare solamente. Servono azioni concrete”.
Le richieste del collettivo
Angelica Lepori del collettivo “Io l’8 ogni giorno” ha spiegato a SEIDISERA: “Chiaramente ognuno ha la sua storia individuale ma la dinamica che porta a questi delitti è la stessa: donne che vengono uccise in quanto donne da persone della loro cerchia familiare. Questi momenti sono importanti per sensibilizzare e denunciare questa violenza strutturale contro le donne”.
“Servono più risorse per la protezione”
“Per proteggere le donne è necessario investire risorse nelle strutture di protezione. Il Ticino ha un numero di stanze per donne che devono essere messe in protezione inferiore a quello richiesto dalla Convenzione di Istanbul”, ha sottolineato Lepori.
“Bisogna rafforzare la prevenzione a tutti i livelli: nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Quest’estate ci sono molti eventi che sarebbero un’occasione importante per fare promozione contro la violenza di genere. Questo richiede risorse che vanno messe a disposizione. Siamo di fronte a un’emergenza sociale: in Ticino ci sono state tre donne uccise in sette mesi. Questi episodi sono la punta dell’iceberg di una violenza molto più diffusa”.
Presa in carico degli uomini violenti
“Va bene dire alle donne: ci sono segnali che vi dovrebbero allarmare, ma la responsabilità della violenza rimane su chi la agisce”, ha precisato Lepori. “Bisogna fare sensibilizzazione sia tra gli uomini sia tra le donne. Chi agisce violenza deve essere condannato ma anche preso in carico per evitare che queste cose succedano nuovamente. In Ticino e in Svizzera la presa in carico degli uomini violenti è, direi, quasi inesistente. Quindi è chiaro che poi anche queste persone tendono a riprodurre questo tipo di atteggiamenti”.









