Teatro e danza hanno conosciuto un forte sviluppo nel Luganese dal 2015, anno che coincide con l’apertura del LAC. Quasi il 50% delle strutture operative (compagnie, festival,...) e il 60% delle scuole recensite nella regione sono nate dopo quella data. È quanto emerge dall’indagine conoscitiva realizzata dalla Divisione cultura della Città di Lugano, che va ad aggiungersi a quelle passate del 2021 e 2023 incentrate sull’ambito musicale.
Questionari sono stati inviati da un lato alle organizzazioni - 38, delle quali 26 operative, 10 scuole, due pubbliche, ovvero LAC e Studio Foce - e dall’altro a un centinaio di operatori individuali, 59 dei quali hanno risposto.
Ne è emerso il ritratto di un comparto in espansione, dinamico, connesso al territorio ma non al riparo da oggettive difficoltà, economiche prima di tutto. Le strutture operative - anche private - traggono oltre un quarto delle loro entrate da finanziamenti pubblici ma ciononostante il 70% chiude l’anno in perdita. Inoltre, delle 466 persone attive in questo campo che sono state recensite, poco meno di una su quattro ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, con un reddito medio di 41’846 franchi, a riprova di una certa precarietà.
Da infrastruttura elettrica a nuova Casa del teatro e della danza
L’altra nota dolente riguarda gli spazi a disposizione, un problema per il 94% delle organizzazioni e per l’80% degli operatori interrogati. Si lamenta in particolare l’impossibilità o quasi di reperire locali che si possano affittare a costi sostenibili. Al riguardo, Roberto Badaracco, capo del Dicastero cultura, sport ed eventi della Città di Lugano sottolinea: “Il nostro obiettivo è quello di creare la Città del teatro. La sottocentrale di Gemmo delle AIL dovrebbe diventare una nuova Casa del teatro e della danza. È chiaro che c’è bisogno di un sostegno politico e, in parte, di un sostegno finanziario”.
Un discorso che vale per tutto il cantone
Quanto emerso dall’indagine di Lugano trova riscontro anche nel resto del Ticino, come conferma alla RSI Roland Hochstrasser, capo dell’Ufficio ticinese dell’analisi e del patrimonio culturale digitale, che dirige anche l’Osservatorio culturale del Canton Ticino. In linea generale, ha detto, corrisponde anche a quanto uscito da un’analoga indagine condotta dall’osservatorio nel 2018, e la pandemia ha nel frattempo “esacerbato certi aspetti”.
Prime risposte sono state date con le linee programmatiche di politica culturale. Per quanto riguarda gli spazi, si sta lavorando per fare emergere le potenzialità ancora presenti sul territorio. Il settore, ha aggiunto Hochstrasser, è molto eterogeneo e a realtà diverse vanno date risposte diverse. L’osservatorio mette anche a disposizione una piattaforma, con concorsi pubblicati a livello svizzero, che vuole facilitare anche gli artisti che vogliono essere presenti sui palcoscenici nazionali.
A Lugano tutti pazzi per teatro e danza
SEIDISERA 15.12.2025, 18:00
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