L’Ufficio per la migrazione e il diritto civile ha avviato la procedura per revocare il permesso di dimora ai quattro stranieri residenti a Roveredo arrestati alla fine di febbraio nell’ambito di un’operazione internazionale antimafia. A comunicarlo, mercoledì in una conferenza stampa, è stato il direttore del Dipartimento di giustizia sicurezza e sanità, Peter Peyer.
“L’abbiamo fatto per ritirare questi permessi per queste persone – ha dichiarato a Grigioni Sera -. Perché noi al momento non sappiamo cosa succede, forse sono in galera, forse fra due o tre settimane una persona può andare libera. Non lo sappiamo e per questo è molto importante per noi iniziare questo processo per dire: non vogliamo più queste persone in Svizzera”.
Per la revoca di un permesso di soggiorno - ha ribadito Peyer - servono presupposti piuttosto elevati e l’esito di questa procedura non è ancora certo, “perché siamo in uno Stato di diritto e questo vale anche per queste persone. Per questo dobbiamo essere molto precisi, molto corretti per arrivare alla fine a ritirare un permesso”.
Dai giorni scorsi - intanto - i cittadini dell’Unione Europea che richiedono un permesso B devono dichiarare eventuali procedimenti penali in corso e precedenti penali pendenti. “Così, quando vediamo che una persona non ha fatto una dichiarazione correttamente, abbiamo la possibilità di ritirare il permesso. Al momento non abbiamo questa possibilità. Si deve aspettare qualche mese o si deve fare un processo molto lungo”, sottolinea Peyer.
Il caso
Sette arresti tra Francia, Italia e Svizzera in un’operazione antidroga coordinata per debellare un nucleo malavitoso coordinato dalla ‘ndrangheta e dalla camorra. È quanto è avvenuto a fine febbraio, in manette sono finite anche quattro persone che risiedevano a Roveredo, grazie a un regolare permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità grigionesi. Due mesi e mezzo dopo il caso continua a far discutere e a sollevare interrogativi.









