In vista delle elezioni dell’11 aprile del 2027, il Quotidiano della RSI ha intervistato Giuseppe Sergi, coordinatore del Movimento per il socialismo.
Tra i temi di attualità, sulla bocca di tutti, ci sono anche i ristorni dei frontalieri. Blocco sì o blocco no?
“Blocco no. L’onorevole Zali è già in campagna elettorale e come sempre vuole dimostrare di essere un buon leghista. Si sa che per la Lega è sempre colpa di qualcuno per i problemi che abbiamo. I frontalieri sono sempre stati un capro espiatorio che funziona”.
A dir la verità sembra che in governo ci sia una maggioranza su questo tema, ma staremo a vedere. Oltre Gottardo c’è chi dice che siete dei Don Chisciotte della politica cantonale ticinese. Lei si riconosce in questa definizione?
“Don Chisciotte era un uomo generoso, tenace, un lottatore. Combatteva contro i mulini a vento, che erano dei giganti, dei mostri. Noi invece combattiamo con tenacia, con generosità, contro dei mostri veri. Il mostro, la mostruosità, rappresentata per esempio dai premi di cassa malati. La durezza reale rappresentata dal fatto che i salari di chi lavora in questo cantone sono diminuiti negli ultimi anni del 5-7% in termini di potere d’acquisto. Combattiamo contro lo scandalo che centinaia di giovani partano e lascino il Ticino. Combattiamo contro realtà, non contro dei mostri, ma lo facciamo con tenacia e generosità”.
Manifestazioni e accuse di populismo
Voi non disdegnate di portare le vostre proteste in piazza. L’abbiamo visto più volte, con attacchi spesso anche frontali, anti-establishment, a volte anche un pochino spregiudicati. Qualcuno potrebbe dirvi che questi modi di fare sono un poco lo specchio di quel populismo che disdegnate...
“Noi manifestiamo in difesa di diritti democratici e rivendichiamo il diritto di manifestare. (Abbiamo protestato anche) contro gruppi nazisti, gruppi che predicano l’odio, che predicano il razzismo”.
Una manifestazione che non era stata autorizzata a Lugano...
“Manifestare è un diritto, comunque. E questi gruppi sono da condannare non solo dal punto di vista politico e morale ma anche da un punto di vista legale. Quando il Municipio di Lugano dice: “Sono tutti estremisti”, non è vero. Ci sono estremisti che dovrebbero essere, tra l’altro, anche condannati dal punto di vista legale; ci sono “estremisti” tra virgolette che rivendicano diritti democratici: il diritto di manifestare, il diritto di poter vivere ed esercitare i propri diritti democratici”.
I risultati elettorali
I risultati elettorali, per lo meno quelli delle ultime tornate, non parlano di un Movimento per il socialismo in movimento. Siete sembrati piuttosto statici. Come lo spiega?
“Noi privilegiamo l’attività nella società, la mobilitazione sociale, la presenza nei movimenti sociali. Non disdegniamo di essere nelle istituzioni, ma sappiamo benissimo che un gruppo, un partito anticapitalista, antifascista (come noi ci vogliamo dichiarare), non avrà nel contesto attuale grandi risultati. Però il numero di deputati conta poco. Se noi facciamo una proposta in Gran Consiglio otteniamo (quando il Centro-Destra è contro) 23-24 voti. Se lo fa, per esempio, il Partito Socialista che ha 15 deputati, il risultato (voi lo sapete come giornalisti) nella stessa configurazione, è identico”.
Il fronte progressista
Parliamo di questo fronte progressista. Voi avete lanciato una sorta di appello, si chiama: è ora di cambiare. Settimana scorsa, al Quotidiano, Samantha Bourgoin co-coordinatrice dei Verdi ha dichiarato: “Forum alternativo e MPS l’hanno fatto in pubblico. Noi stiamo lavorando con loro, stiamo lavorando col PS, con MPS, col Forum alternativo, ma anche (stiamo approfondendo) con Più donne. L’idea è quella, almeno per il Consiglio di Stato, di fare una linea aperta, quindi una lista che possa abbracciare tutte le persone di buona volontà che vogliano andare a contrastare questa destra”. Dunque le chiedo: è una casa comune, è un condominio in convivenza che è stato messo in piedi a meno di un anno dalle elezioni, e vi accomuna cosa? Questa volontà di contrastare la destra unicamente?
“Noi avevamo lanciato già questa idea di liste comuni già quattro anni fa. Quella proposta non venne accolta. Riteniamo che oggi debbano esserci due direttrici per la sinistra: l’Unità (e quindi lavoriamo per costruire delle alleanze anche elettorali se necessario) e l’opposizione. Lavoriamo perché ci sia un’opposizione sociale. È giusto pensare al momento elettorale ma è fondamentale pensare al momento sociale, dell’opposizione nella società. Perché vediamo che anche quando si sfonda da un punto di vista delle votazioni (penso all’iniziativa sulle casse malati), il potere, i partiti maggiori, tirano fuori 1’000 modi per negare una riforma voluta dal 60% della popolazione ticinese. Quindi la battaglia deve essere costante nella mobilitazione sociale, che sola può modificare i rapporti di forza e cambiare anche le scelte istituzionali a lungo termine”.
Iniziativa sui premi di cassa malati
Sta dicendo che vedremo arrivare una data per una manifestazione in vista dell’applicazione celere delle iniziative sui premi di cassa malati?
“Abbiamo fatto una proposta in questa direzione e pensiamo che bisognerebbe farlo, indipendentemente dai piccoli passi che si fanno a livello istituzionale. Bisogna tenere alta la pressione perché questa iniziativa venga messa in pratica senza se e senza ma, il più presto possibile”.
Salario minimo
Fate molto rumore fuori e dentro l’aula parlamentare, ma i risultati non sempre arrivano. Sto pensando in particolare al salario minimo nell’ultima sessione parlamentare. Voi volevate di più: dai 24 ai 25 franchi all’ora. Siete stati tra virgolette “tagliati fuori” dal compromesso che hanno fatto tutti gli altri partiti perché voi non siete in Commissione, avete presentato degli emendamenti che non sono passati. Quindi un risultato che dovete disconoscere anche se eravate propositori di questo cambiamento...
“Abbiamo fatto una proposta che corrispondeva alla proposta dell’iniziativa presentata dal Partito Socialista, che poi è stata disconosciuta in Aula. È stato fatto questo accordo che noi riteniamo insufficiente pensando che i salari reali sono diminuiti del 7-8-9%. Ora il nuovo salario minimo legale corrisponde in termini reali a quello del 2021, quindi da questo punto di vista si marcia sul posto, non è questa una risposta adeguata ai problemi che ci sono a livello salariale”.
Sessione straordinaria
Siete stati tra i fautori di una sessione parlamentare straordinaria, in piena estate sul famigerato arrocco Zali-Gobbi. È costata ai contribuenti e i risultati?
“Le attività parlamentari costano, la democrazia ha un prezzo. Noi prendiamo atto che si vuole sistematicamente impedirci di intervenire, si cerca di toglierci l’immunità parlamentare, si cerca di non farci fare le interpellanze. Tutto è fatto in maniera che noi possiamo esercitare il meno possibile quello che vogliamo fare: usare il Parlamento come tribuna per denunciare tutte queste cose, tutte queste ingiustizie sociali, questi legami tra politica, finanza a volte anche magistratura come ha dimostrato la vicenda Hospita. Non si vuole farci parlare. Noi dobbiamo per forza prenderci la parola”.






