Un operatore finanziario italo-svizzero è stato condannato venerdì dalle Assise correzionali di Lugano a due anni di carcere sospesi con la condizionale. L'uomo, fino al 2006 a capo di un consorzio, aveva messo in piedi un giro di malversazioni di 40 milioni di euro, provocando un buco di oltre 30 milioni. "Un caso estremamente grave", ha detto il giudice Mauro Ermani. Il Ministero pubblico ora ha la facoltà di far sbloccare i suoi capitali, quasi tutti su conti all'estero, nel Lussemburgo, a Londra e a Monaco.
"Siamo di fronte a cifre mostruose e a un numero impressionante di atti illeciti", ha aggiunto, definendo il caso così pesante da far sembrare estremamente mite la pena, inflitta tenendo conto della lunga carcerazione preventiva sofferta in Italia e del parziale risarcimento delle vittime. Le parti l'hanno pattuita in ossequio alla procedura di rito abbreviato, l'unico modo per evitare la prescrizione e veder sfumare ogni possibilità di risarcire le vittime delle malversazioni, ha spiegato il procuratore Andrea Maria Balerna.
Il caso, dalle prime indagini del 2005, è rimasto sospeso per 13 anni in Italia, partendo da una condanna e sfociando nella prescrizione. La giustizia svizzera lo ha riaperto appena possibile, portando in tribunale il 48enne allora titolare della General Dynamics di Lugano, cui giuridicamente facevano capo le società italiane che raccoglievano i soldi in Italia e che millantavano lauti guadagni in investimenti sulle divise, il cosiddetto mercato Forex.






