Ticino e Grigioni

Venticinque anni di finestre per bebé

Gli appositi sportelli per le madri in difficoltà hanno accolto dal 2001 31 neonati, prevenendo così casi di abbandono tragico

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25 anni di baby finestra in Svizzera

SEIDISERA 16.03.2026, 18:00

Di: SEIDISERA-Manuele Ferrari/Bleff 

Compie 25 anni la baby finestra, uno sportello che permette di consegnare in anonimato i neonati non riconosciuti, prevenendo così casi di abbandono tragico. La prima struttura di questo tipo in Svizzera venne inaugurata il 9 maggio 2001 all’Ospedale regionale di Einsiedeln; lo sportello è stato poi trasferito lo scorso autunno all’Ospedale di Svitto. Da allora le baby finestre sono diventate 8 in tutto il Paese, una delle quali è attiva dal 2014 anche all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona.

Il servizio in questi anni ha contribuito in modo significativo a ridurre il numero di neonati abbandonati e ritrovati senza vita. Tra il 1997 e il 2001, vale a dire nei 5 anni precedenti la creazione della baby finestra, in Svizzera vennero abbandonati 13 bambini, nove dei quali morirono. Nei primi 5 anni dall’introduzione dello sportello, ovvero nel periodo 2002-2006, 3 sono stati i neonati trovati nella baby finestra; 5 quelli abbandonati, 3 dei quali sono morti.

Guardando alle tendenze, man mano che passa il tempo, il numero dei piccoli consegnati cresce e quello dei bimbi abbandonati e morti diminuisce. Tra il 2022 e il 2026 al momento non risultano bambini abbandonati, mentre 4 sono quelli trovati in uno sportello.

“In totale, ad oggi in Svizzera sono stati consegnati 31 bambini ad uno sportello: in 6 casi la madre ci ha ripensato e si è ripresa il neonato”, ha spiegato Dominik Müller, presidente e fondatore dell’Aiuto svizzero per madre e bambino (ASMB) e ideatore della baby finestra in Svizzera. “Altre 7 madri invece si sono annunciate, in modo che i bambini abbiano la possibilità, a tempo debito, di sapere chi sono i loro genitori”.

Le ragioni del gesto

Ma cosa spinge una madre a compiere questo passo, a consegnare il neonato ad uno sportello? Ogni caso è unico, ed è probabilmente impossibile dare una risposta a questa domanda. Come ha spiegato però Dominik Müller ci sono 3 elementi ricorrenti: le donne desiderano innanzitutto “che nessuno venga a sapere della gravidanza, nessuno deve venire a conoscenza del parto e, terzo, sono convinte di non poter tenere il bambino”.

Parlando ad esempio con una donna che ha compiuto questo passo, ha continuato il presidente fondatore dell’ASMB, è emerso che, con la presa di coscienza di essere in gravidanza comincia uno stress che continua ad aumentare. Solo dopo la scoperta dell’esistenza della baby finestra, si comincia a stare meglio ed eventualmente si consegna il neonato.

“Per questo motivo”, conclude il presidente dell’ASMB, “è necessario che questa offerta sia nota alla popolazione, e andrebbe potenziata in modo che tutte le donne che si trovano in una situazione di difficoltà non debbano andare troppo lontano nel caso in cui dovessero decidere di consegnare il proprio bambino”.

La testimonianza

“Mia figlia cresce bene come tutti i bambini. Anch’io sto molto bene, ho superato la vicenda: lavoro, sono una persona come tutte le altre.” Lo ha raccontato ai microfoni di SEIDISERA una madre che, dopo aver lasciato il proprio neonato in una baby finestra, ha poi deciso di tornare sui suoi passi e riprendersi il bambino. Per tutelarne l’anonimato, la donna, oggi poco più che quarantenne, ha scelto di farsi chiamare Marie-Louise.

“Mi ero separata dal mio compagno e psicologicamente non stavo molto bene”, prosegue Marie-Louise. “Mi sono resa conto della gravidanza solo pochi giorni prima del parto. Non ho avuto il tempo di rendermene conto e la bimba è nata a casa. Fortunatamente un’amica mi ha aiutata: abbiamo cercato in rete informazioni e lì ho trovato i contatti dell’Aiuto svizzero per madre e bambino. Mi sono subito rivolta a loro e mi hanno aiutato. Io avevo soprattutto bisogno di parlare e mi hanno chiesto di andare da loro, ma ho rifiutato e ho consegnato la piccola alla baby finestra”.

“Alcuni giorni più tardi mi sono detta ‘cosa ho fatto? Ho abbandonato la mia bambina’”, prosegue la donna. “Ho richiamato l’associazione che mi ha fissato un appuntamento per il giorno seguente. Lì ho incontrato il signor Müller che mi ha subito spiegato cosa dovevo fare per riavere la mia piccola. Naturalmente non è stato facile. Test del DNA, incontri regolari con le autorità regionali di protezione, ma dopo 7 mesi sono riuscita a riavere mia figlia. La bimba ha passato un periodo da una famiglia affidataria che l’ha amata e ci tengo a sottolineare che questo è importante. Con loro sono rimasta in contatto, sono stati fondamentali anche per il futuro, sia per me come madre sia per la bambina”.

Nei 7 mesi passati tra il momento in cui mise la piccola nella baby finestra e il momento in cui le è stata riconsegnata, stabilito con il test del DNA che lei era la madre biologica, “mi hanno detto che dovevo dimostrare che sarei stata una buona mamma. Col tempo mi hanno permesso di passare qualche ora da sola con lei. Poi si è aggiunto anche il papà della piccola e alla fine si sono convinti che eravamo dei buoni genitori”.

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