Le fiamme che a fine marzo hanno divorato una superficie pari a 55 campi da calcio a Verdasio, nelle Centovalli, hanno compromesso la funzione protettiva del bosco sopra il paese. La scomparsa della vegetazione ha creato problemi "legati al dilavamento in caso di precipitazioni intense e alla caduta di sassi", spiega il capo dell'Ufficio forestale dell'ottavo circondario, Giovanni Galli.
Si sono così resi necessari interventi per ripristinarla e da alcuni giorni i selvicoltori solo al lavoro per liberare la parete dal materiale instabile. La sezione forestale cantonale che ha pianificato gli interventi urgenti: reti paramassi provvisorie, stuoie di contenimento del terreno, canali per deviare le acque. "Dobbiamo togliere le principali fonti di pericolo, sperando in eventi meteo non troppo estremi durante l'estate", aggiunge Galli, altrimenti, "non saremmo così protetti". Gli abitanti sono informati su come comportarsi in quel caso.
"A livello di acquedotto la situazione è stata ripristinata", afferma invece il sindaco Michele Turri, un'operazione da 70'000 franchi a carico del Comune che ora anticipa anche i 200'000 per l'intervento sul bosco, una cifra che però verrà coperta nella misura dell'80% da sussidi cantonali e federali. Sono importati comunque importanti per le autorità locali e le spese per l'ente pubblico potrebbero non essere finite: alla fine dell'estate verrà valutata la necessità di ulteriori opere di rimboschimento, interventi lunghi e onerosi.
Secondo Galli, per garantire una continuità di protezione occorreranno "anni se non decenni, magari pensando anche a sostituire delle specie non più adatte ai cambiamenti climatici e ringiovanendo il bosco".
In futuro "bisogna diversificare i boschi"
Dopo il fuoco: l'intervista a Marco Conedera
SEIDISERA 01.06.2022, 20:46
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A questo proposito Marco Conedera, responsabile dell'antenna ticinese dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio sostiene che "il cambiamento climatico è solo un fattore predisponente che rende la situazione non più del tutto adatta alle specie arboree presenti, che crescono meno vigorose, ma sono gli eventi estremi che causano i danni improvvisi su vasta scala". Il forestale, spiega, "quando interviene ne approfitta per guardare oltre. Ci sono specie che possono ad andare a fasce più alte, ma il grosso problema è che ci vogliono anche specie resistenti al caldo e alla siccità". Non è fra queste il castagno, che è stato messo in passato dappertutto per motivi di sussistenza. In futuro "regredirà ed è un dato di fatto. Dobbiamo mantenerlo assolutamente dove le condizioni restano adatte, ma in generale bisogna pensare di diversificare i nostri boschi".









