Il Tribunale federale ha annullato la condanna di un turco residente in Ticino per propaganda islamica pronunciata nel novembre del 2018 dalla Corte penale federale di Bellinzona. L'uomo - finito nel mirino degli inquirenti per presunti rapporti con lo Stato islamico (IS), durante l’operazione che nel febbraio 2017 aveva portato anche all'arresto di un agente di sicurezza della Argo1 - aveva diffuso video violenti.
In una sentenza pubblicata lunedì, i giudici di Mon Repos constatano che le "ragioni di tale condanna non sono conformi ai requisiti" della legge e va dunque annullata. Secondo Losanna, la Corte di Bellinzona ha violato il diritto di audizione e dovrà dunque riesaminare il caso. Per i massimi giudici l'istanza precedente non ha tenuto conto dell'argomento del 47enne imputato secondo cui i filmati da lui pubblicati erano già accessibili a terzi e dunque non è lui ad averli resi disponibili.
L'uomo, domiciliato a Lugano, aveva diffuso cinque volte video violenti con scene di tortura sul suo profilo Facebook. Aveva inoltre pubblicato un filmato di propaganda di un gruppo yemenita aderente all''IS che mostrava la brutale esecuzione di un suo membro. Le pubblicazioni erano avvenute sulla rete sociale fra il settembre 2016 e il febbraio 2017.
Il 7 novembre 2018, la Corte penale aveva inflitto all'imputato una pena di 240 aliquote da 30 franchi, sospese con la condizionale per due anni. L'uomo era stato riconosciuto colpevole di rappresentazione di atti di cruda violenza e infrazione della legge federale che vieta i gruppi Al-Qaïda e Stato islamico.







