Nel caso del direttore di una scuola del Canton Ticino arrestato a inizio settembre, di cui si è avuto notizia nei giorni scorsi, pare si stia indagando anche sull'utilizzo di servizi di messaggistica e dunque su conversazioni avvenute online, ponendo così l'accento sull'aspetto problematico della presenza di tali supporti all'interno dei confini scolastici.
Il dottor Alberto Pellai, psicoterapeuta che si occupa prevalentemente di prevenzione in età evolutiva, ha esposto ai microfoni RSI alcune delle controversie dettate dalla presenza di canali comunicativi come ad esempio WhatsApp nel mondo istituzionale. "Il vantaggio di questi supporti è la velocità con cui una notizia può essere trasmessa, ma allo stesso tempo questi rendono immediatamente accessibile qualsiasi persona in qualsiasi istante" spiega Pellai. "In un contesto scolastico, mettiamo così in contatto gente che altrimenti non avrebbe una comunicazione al di fuori della sede formale in cui si incontra" continua il dottore, secondo il quale sarebbe pertanto opportuno mantenere un sano confine fra le varie sfere, privilegiando una comunicazione molto di stampo istituzionale.
Pellai non condanna tuttavia completamente l'utilizzo di questi canali, a patto che essi fungano unicamente come supporto di trasmissione di informazioni e che siano privi di commenti non pertinenti. Nel canton Ticino esistono ad ogni modo chiare raccomandazioni per i docenti sull'utilizzo dei social media nelle scuole, nonché delle norme sull'uso dei dispositivi mobili nelle scuole medie.







