Dietro l'attuale fase di
Dietro l'attuale fase di "picchiata libera" delle monete virtuali (keystone)

Bitcoin: regole sono necessarie

Tonfo delle criptovalute: secondo alcuni operatori, è dovuto alle possibili regolamentazioni nel mercato, che potrebbero però portare benefici

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Il rosso ha preso il posto del verde nel mercato delle criptovalute. Da due giorni a questa parte i Bitcoin, e più in generale tutte le monete virtuali, sono in picchiata libera.

La  criptovaluta più conosciuta, ad esempio, ha perso in un giorno oltre il 20%, scendendo per la prima volta sotto i 10'000 dollari dal 28 novembre. Solo un mese fa un bitcoin veniva scambiato a quasi 20'000 dollari.

Nella top 100 del sito coinmarketcap.com tutte le criptovalute hanno subìto un tonfo senza eguali. Nell’arco di 10 ore ieri sono andati in fumo oltre 160 miliardi di dollari.

All’origine dell’inquietudine dei mercati vi sarebbero divieti e possibili regolamentazioni chieste da più paesi. La Cina sta sempre più mettendo alle strette il settore, vietando alcune piattaforme e App di scambi. Anche la Corea del Sud, uno dei mercati più importanti per il trading globale del settore, sta valutando se fare altrettanto.

A livello europeo la Francia ha dato vita a una commissione ad hoc per studiare misure di legge. Il ministro delle finanze francese Bruno Le Marie ha chiesto l’introduzione di regolamenti di controllo “contro l’evasione fiscale e le attività illegali come il riciclaggio”. Lo stesso accade in Germania dove la Bundesbank vuole regole a livello globale.

Ma queste regole come sono viste dagli operatori del settore?

Oggi questi timori si traducono in un crollo del valore delle criptovalute, ma io considero la volontà degli Stati di regolamentare il settore come qualcosa di necessario”, ci dice Michele Giancarli, negotiation manager di Eidoo, azienda internazionale attiva nel fintech con sede a Chiasso.

Presto arriveranno delle regolamentazioni non solo a livello nazionale ma anche a livello globale e - spiega Giancarli –potrebbero arrivare entro l’anno. E questo si tradurrebbe in una maggiore possibilità anche per gli attori istituzionali, come banche ma anche gli stessi Stati, di partecipare al mondo delle monete virtuali. Per il momento infatti sono tagliati fuori a causa della deregolamentazione che regna nel mercato”.

Mattia Pacella

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